Visualizzazione post con etichetta Politica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Politica. Mostra tutti i post

domenica 17 giugno 2012

Movements. Storace: "It brings new reality of group right"

"I believe that a new reality aggregative right to be born from the ashes of a crisis that has affected the politics, and we will because we are the only players to have remained consistent with our ideas. We paid a pledge in the past, but now we are amply repay those sacrifices. We must continue to talk to people, and well-being popular events that may allow us to explain concepts such as sovereignty and bank seigniorage, which will allow us to uncover the deception of Europe `s` euro and the ECB. "Is what he writes on his blog Francesco Storace, the national secretary of The Right. "The festival flag falls today more than ever in the path that must lead to 'the right to represent the needs of citizens, to intercept and interpret the disappointment of a stale political and not ours. We grew up in the people, and we are the people's side. And what better occasion to celebrate this union of an event that brings in the name of that flag that triumphs in our symbol, which makes our party with the largest flag to the inside of their emblem. I believe even more today, in light of the wonderful successes that we are collecting, that Italians are not in search of `anti-political, but the real politics. That The Right ", concludes.

venerdì 7 ottobre 2011

Questo secolo deve essere un Secolo Americano

Dal discorso del candidato alle primarie USA Mitt Romney
Charleston, Nord Carolina


Sono qui oggi per dirvi che sono guidato da uno schiacciante convinzione e passione, che questo secolo deve essere un Secolo Americano

Il nostro prossimo presidente dovrà affrontare molte decisioni difficili e complessi della politica estera. Il mondo è soggetto a enormi sconvolgimenti e cambiamenti. Il nostro prossimo presidente dovrà affrontare sfide straordinarie che potrebbero alterare il destino dell'America e, anzi, il futuro della libertà.
L'Iran presto avrà completato il programma di armi nucleari e minaccerà i propri vicini, che garantiscono fornitura di petrolio a tutto il mondo. Nelle mani degli ayatollah, un Iran nucleare non è altro che una minaccia esistenziale per Israele. Iraniani fanatici e suicidi potrebbe ricattare il mondo.
Entro il 2015, Israele sarà ancora più isolato da una comunità internazionale ostile? Saranno coloro che cercano la distruzione di Israele si sentono incoraggiati dalla ambivalenza americana? Sarà Israele sono stati costretti a combattere un'altra guerra per proteggere i suoi cittadini e del suo diritto di esistere? In Afghanistan, dopo gli Stati Uniti e la NATO hanno ritirato tutte le forze, saranno i talebani trovare un percorso di ritorno al potere? Dopo oltre un decennio di sacrificio americano di tesori e di sangue, sarà il paese affondare di nuovo nel terrore medievale del dominio fondamentalista dei mullah e di nuovo aperto un santuario per i terroristi?
Accanto, il Pakistan attende il futuro incerto, armati con più di 100 testate nucleari. Il pericolo di un Pakistan non è difficile da sopravvalutare, pieno di scenari da incubo: Sarà un'arma nucleare nelle mani dei jihadisti islamici? La Cina ha messo in chiaro che intende essere una superpotenza militare ed economica. Sarà il suo governanti portare il loro popolo a una nuova era di libertà e di prosperità o andranno giù un percorso più scuro, intimidire i propri vicini, spazzando via uno della Marina inferiore americano nel Pacifico, e la costruzione di un'alleanza globale di stati autoritari?
La Russia è a un bivio storico. Vladimir Putin ha definito il crollo dell'impero sovietico la grande tragedia del 20 ° secolo. Riuscirà a cercare di invertire quella tragedia e clava nei paesi dell'ex Unione Sovietica alla sottomissione, e intimidire l'Europa con le leve delle sue risorse energetiche?
Al nostro Sud, sarà il socialismo maligno del Venezuela Hugo Chavez, in stretta alleanza con il socialismo maligno di Cuba di Castro, minano le prospettive della democrazia in una regione assetata di libertà e stabilità e la prosperità? Nostro confine con il Messico resta una ferita aperta. Saranno cartelli della droga dominano le regioni adiacenti degli Stati Uniti, con la violenza sempre maggiore traboccanti nel nostro paese? Will non siamo riusciti a fissare il confine e di arginare l'ondata di immigrati clandestini? E trafficanti di droga e terroristi si fanno sempre più strada in mezzo a noi? Questo sarebbe un mondo inquietante e minaccioso per l'America. Ma non è irrealistico. Questi sono solo alcuni dei pericoli reali che l'America affronta, se continuiamo con le politiche inetti degli ultimi tre anni.

SENZA METODO NON C'E' SOSTANZA

Per chi fa politica, e come me crede che il partito rappresenti lo spazio ideale dentro al quale misurare idee e convinzioni, il confronto è sempre auspicabile. Al contrario la solitudine può essere la cattiva compagna che prende per mano e reca per sentieri impervi e pericolosi, dai quali poi è difficile tornare indietro. Affinché un confronto sia costruttivo è importante non tanto l’affinità di idee, i presupposti di partenza e gli obiettivi eventualmente comuni, ma quanto il metodo. Vale a dire che la condivisione di un sistema di regole non scritte, chiamiamola una sorta di codice di onore, è fondamentale per la discussione interna a qualunque tipo di organizzazione. Anche in una famiglia dove, nonostante l’intimità convenuta, ad esempio può essere importante che alle confidenze vengano concesse le giuste onorificenze, senza scadere necessariamente nell’omertà. Molti matrimoni sono in crisi perché uno dei due coniugi si è sentito ingannato dal semplice fatto che le proprie confidenze (anche cavolate) siano state affidate dal partner con troppa semplicità ad amici del cuore o a genitori un po’ impiccioni. La questione del metodo da tenere per favorire fino in fondo il vero confronto ai tempi d’oggi è indispensabile, perché in gioco c’è la sostanza e non la mera affermazione di idee e teorie più o meno provate. Chi fa semplicemente richiesta di confronto, dimenticando la necessità di regole che ne favoriscano il pieno compimento, commette un grave errore di presunzione. E’ come se, nella convinzione chiusa delle proprie ragioni, uno ritenesse che la semplice esplicitazione delle stesse rappresenti di per se un'affermazione. Insomma, per fare un esempio ancora più terreno, è come se un calciatore messo giù in area è talmente convinto del torto subito che pretende l’assegnazione della rete senza passare nemmeno per il calcio di rigore. Questa è presunzione. Le regole invece sono importanti per definire un metodo, ed è nel rispetto del canone che la sostanza può prendere forma e diventare concreta. Altrimenti la sostanza rimane evanescente e non so fino a che punto serve.

martedì 7 dicembre 2010

Siena e la qualità della vita? C'è poco da stare allegri, commenta il PdL

In una nota il partito di Berlusconi segnala le "scivolate" nelle classifiche per categorie

SIENA. Ma siamo sicuri che nell’indagine del Sole24Ore che piazza Siena al quinto posto in Italia per qualità della vita sia tutto oro quello che luccica? Per il Coordinamento comunale del Pdl no, niente affatto, i dati parlano chiaro e vanno letti con attenzione. La classifica del Sole parla infatti di qualità della vita che viene stilata assumendo vari parametri. In questo senso è vero che ci spingono in alto volontariato, ambiente e tempo libero. Rimane però altrettanto vero che su marcatori fondamentali come sicurezza, affari, lavoro e tenore di vita, per non parlare di un andamento demografico che mostra l’invecchiamento sensibile della popolazione, Siena sta crollando letteralmente a picco.
La rilettura della classifica passa per i numeri: sulla sicurezza, ad esempio, rispetto allo scorso anno, Siena perde 27 posizioni passando dalla quinta alla trentaduesima. La colpa, ci dice il Sole24Ore, è soprattutto dei reati contro la persona e le violenze sessuali. Anche nella categoria dell’ordine pubblico la classifica colloca Siena in 46esima posizione, 22 posti più indietro rispetto allo scorso anno, con un territorio che appare vessato da furti d’auto e negli appartamenti, oltre che da estorsioni e truffe.
Tutto qui? Macché, caduta libera (30 posizioni) anche per i marcatori del capitolo affari e lavoro, sui quali Siena passa dal 3° al 33° posto, mentre c’è poco da stare allegri anche sul fronte del tempo libero, con Siena che perde tre posti (dal 2° al 5°) nella categoria degli investimenti nella cultura. Il Sole24Ore ci dice anche che il benessere sta diminuendo, con 39 posizioni perdute per quanto riguarda il tenore di vita, in cui Siena passa dal 52° al 91° posto fatta eccezione per i depositi bancari, unica voce in aumento.
Il lato politico della questione è che complessivamente Siena arretra, e nemmeno poco, sui capitoli che riguardano più strettamente il governo del territorio. Poco conta che la Siena sia prima tra le città toscane, se poi chi amministra il territorio, ovvero la sinistra, si dimostra incapace di puntare alto sui parametri che garantiscono la qualità della vita quotidiana sì, ma quella dei cittadini, non dei potentati rossi.

Il popolo delle Libertà
Coordinamento comunale - Siena

venerdì 3 dicembre 2010

Regolamento sprint



COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO GRUPPI PROVINCIALI PDL LEGA NORD

I gruppi Pdl e Lega Nord provinciali si sono congiuntamente astenuti in merito all’adozione del Regolamento per la disciplina delle autorizzazioni e concessione del canone di occupazione di spazi e aree pubbliche.
L’astensione e’ stata motivata dal fatto che la formazione del documento regolatorio non ha seguito un iter efficace, che consentisse a tutte le parti politiche presenti in Consiglio di partecipare concretamente alla stesura delle previsioni. Quindi la strada scelta dalla maggioranza e’ stata quella di sacrificare la discussione di merito, preferendo invece un iter democratico nella forma, ma non sicuramente nella sostanza.
Il Pdl e la Lega Nord hanno fatto presente al Presidente della Provincia e al Consiglio Provinciale che il Regolamento acquisito di tutta fretta ha avuto la mera finalita’ sanatoria di una “vacatio legis” provocata dalla Provincia stessa, che ha comportato da una parte un grave ed irresponsabile ammanco economico e dall’altra ha sacrificato il democratico processo politico.

mercoledì 22 settembre 2010

Palazzo dei Congressi a Chianciano - Il Sindaco rinuncia all'iniziativa politica



di Fabrizio Camastra

Nei giorni scorsi, sui quotidiani locali, abbiamo letto il comunicato stampa del Sindaco di Chianciano Terme dove in merito alla questione del Palacongressi trasferiva tutta la responsabilità del fatto che i lavori non sono ancora iniziati, ai privati che si sono aggiudicati il project financing. Sul piano politico scaricare in tal modo le questioni e rinunciare all’iniziativa è sempre un errore. Ancora di più lo è se si tiene conto che in merito alla questione del Palacongressi si sono mossi nei giorni scorsi sia il Presidente delle Terme di Chianciano, Sirio Bussolotti e le associazioni di categoria, quali gli albergatori, i commercianti e gli artigiani. Questi hanno solo manifestato una idea ricorrente in città e cioè che il Palacongressi sarebbe una struttura importante per riportare un po’ di gente nella cittadina termale. Il Sindaco invece di cogliere l’opportunità politica e di dar luogo alle iniziative necessarie ad uscire dallo stallo in cui siamo, ha ben pensato di giocare in difesa (come fa sempre) e ha declinato l’invito. Alla fine ha fatto come Ponzio Pilato, se n’è lavata le mani.
Il Sindaco di Chianciano sa bene che per come stanno le cose, ad oggi, sarebbe impossibile che i privati possano dar luogo alla edificazione della struttura. Nonostante i finanziamenti pubblici per 10 milioni di euro ed il conferimento del terreno, l’opera ha un costo complessivo troppo alto, che non rientrerà facilmente, nemmeno con una gestione fortunatissima della successiva attività congressuale. L’operazione, per i privati, non presenta più le condizioni di economicità minime indispensabili a realizzare il Palacongressi. Questa è la realtà delle cose, di fronte alla quale o ci si ferma a cercare le colpe e contestarle all’infinito, o si prendono iniziative importanti e coraggiose.
Ma la cosa più grave sarebbe che Sindaco, Giunta e Consiglio comunale (opposizioni comprese) su questa cosa continuassero a dormire come hanno fatto durante tutto questo primo anno di mandato.

lunedì 20 settembre 2010

Al ministro Rotondi il premio 'Giovanni Paolo II'




Roma, 20 set. (Apcom) - Il ministro per l'Attuazione del Programma di Governo, Gianfranco Rotondi, questa sera alle 19.30 a Scafati, presso il Teatro San Pietro, ritirerà il premio 'Giovanni Paolo II' conferitogli dall'associazione Aglaia. Il premio è stato assegnato con la seguente motivazione: 'Per aver nella sua azione politica tutelato e promosso la sacralità della vita in armonia con i principi cristiani e con i valori ereditati dalla dottrina sociale della Chiesa cattolica'. Lo comunica l'ufficio stampa del ministero.

giovedì 16 settembre 2010

Nuovo partitismo e giovani vecchi. Il bipolarismo rimane il sistema favorito dagli italiani, stanchi della vecchia politica

Il multi partitismo è profondamente radicato in Europa. La stragrande
maggioranza dei Paesi europei è basata su vecchi sistemi partitici, su coalizioni
approssimative, spesso su partiti che nascono e muoiono anche nel
giro di poco tempo, aggregazioni occasionali etc. Questa è la vecchia Europa.
Noi siamo nati e vissuti per lungo tempo attorno a questo sistema,
rispetto al quale le due sole alternative erano rappresentate dal sistema
inglese e dal sistema americano. Quando abbiamo scoperto il bipolarismo,
abbiamo capito l’importanza di avere un’alternanza e quindi ci siamo
innamorati in maniera un po’ astratta di quel sistema. Questo spiega
perché in tutti i grandi sondaggi la maggioranza o anche la grande maggioranza
dei cittadini ha risposto in favore non solo del bipolarismo (che
qui non viene nemmeno richiesto, perché altrimenti avrebbe avuto una
maggioranza molto più ampia, rispetto al bipartitismo). La grande maggioranza
degli italiani ha sempre capito che bisognava orientarsi verso il
sistema dell’alternanza e, d’istinto, ha capito che il bipolarismo ed il bipartitismo
erano il modo per arrivarci. Questo spiega il favore dell’opinione
pubblica, soprattutto da Tangentopoli in poi. Naturalmente la vecchia
classe politica italiana - e in parte anche quella nuova, per esempio la
Lega - è rimasta figlia di questa impostazione antica e cerca di riprodurre
i vecchi sistemi precedenti. Quindi ha cominciato fin dall’inizio a denigrare
la Seconda Repubblica, dicendo che si trattava in larga parte di una
politica incapace, di gente impreparata, ignorante in confronto a quella
precedente che sarebbe stata di grande classe. Di conseguenza c’è stato
un contrasto tra l’opinione pubblica (che ha capito il suo interesse per
un’alternanza di governo) e la vecchia classe politica, che può essere anagraficamente giovane come Casini il quale ne è il simbolo, che invece
continuava a proporre il vecchio partitismo. Questa classe politica ha
mantenuto sostanzialmente le redini del potere ed ha continuato a logorare
il concetto di bipolarismo e di bipartitismo dicendo che l’Italia non è
pronta, non è matura, che gli italiani discendono dai Guelfi e dai Ghibellini,
ed ha fatto in modo che la gente si stancasse. In più il bipolarismo
all’italiana (ed anche il bipartitismo comunque) hanno fatto in modo di
creare una situazione di conflitto e di insulto reciproco che ha stancato
molti italiani. In queste condizioni sembrerebbe normale che gli italiani
stufi di queste cose riflettano sul concetto che si stava meglio quando si
stava peggio e sull’opportunità di tornare alla Prima Repubblica, nella
convinzione che non cambierà mai niente, ed è inutile sperare nelle primarie,
nell’alternanza, nel governo ombra. Quindi sembrerebbe logico e
normale che gli italiani ad un certo punto si fossero disinteressati del problema.
Nonostante questo grande logoramento, la maggioranza assoluta dei nostri connazionali
vuole non solo il bipolarismo, ma anche il bipartitismo. Quindi le
preferenze degli elettori vanno proprio in direzione opposta a quella della
politica attuale, compresa quella di Berlusconi che ha fatto una riforma
elettorale favorevole al multipartitismo, sia pure con il premio di maggioranza.
L’opinione pubblica è stanca di quello che ha visto fino ad ora, ma rimane in maggioranza assoluta favorevole al bipartitismo.

mercoledì 15 settembre 2010

MOZIONE FIERA DI NICCHIA

preso atto che
il Piano straordinario degli investimenti prevedeva per il Rilancio dei poli espositivi e congressuali un progetto in Provincia per la costruzione di un Palacongressi;
che per scelta politica dell’Amministrazione provinciale è stata individuata nella cittadina di Chianciano Terme il sito dove costruire il Palacongressi;
che è stato scelto di realizzare l’opera mediante una procedura di project financing, con investimento di 10 milioni di euro, cui 5 finanziati attraverso il Programma straordinario degli investimenti.

Considerato che il project financing
rappresenta un metodo di realizzazione di opere di utilità sociale innovativo, dove le Amministrazioni pubbliche non subiscono oneri finanziari e che quindi dovrebbe porre rimedio alla scarsità di fondi pubblici e al gap infrastrutturale che si registra nella cittadina termale di Chianciano;
è una operazione di finanziamento a lungo termine, che consiste nell'utilizzo di una società neo costituita la quale serve a mantenere separati i beni del progetto da quelli dei soggetti promotori dell'iniziativa d'investimento.

Tenuto conto che
il coinvolgimento dei soggetti privati nella realizzazione, nella gestione e soprattutto nell'accollo totale o parziale dei costi di opere pubbliche in vista di guadagni futuri rappresenta la caratteristica principale del project financing;
nel caso specifico del Palacongressi di Chianciano lo sforzo economico profuso dalla Fondazione MPS e dalla Regione Toscana, e quindi pubblico, è rilevante;

Valutato che
di recente, all’interno del parco Fucoli a Chianciano è stata allestita una tensostruttura che copre un teatro all’aperto per duemila persone, dove negli ultimi anni si sono tenute diverse manifestazioni congressuali;
il progetto del Palacongressi allo stato attuale si può dire inesorabilmente fermo perché i privati non hanno la possibilità economica autonoma di realizzare l’opera;
nella situazione di crisi economica che vive Chianciano l’arresto di questo progetto procura ulteriore aggravio al complessivo degrado emotivo che vive la collettività e le organizzazioni di categorie chiamate a progettare il futuro su promesse e progetti che non saranno mai realizzati.

Per tutto quanto esposto
si chiede a questo Consiglio provinciale di fare voti affinché venga costituito un tavolo tecnico e politico per affrontare la rimodulazione dell’iniziale progetto del Palacongressi ed in luogo dello stesso venga presa in considerazione l’idea di progettare una piccola “Fiera di Nicchia” nella cittadina termale, dove svolgere congressi ed esposizioni per la promozione dei prodotti d’eccellenza del nostro territorio.

In Italia il Costo del Lavoro è troppo alto


di Fabrizio Camastra

Gli operai tedeschi guadagnano il quaranta percento in più di quelli italiani, mentre le nostre aziende pagano per il proprio personale quello che pagano le imprese tedesche per i loro.
In Italia per uno stipendio netto di 15.485 euro annui, il costo dell'impresa è di 32.135, mentre in Germania a fronte di uno stipendio netto percepito da un operaio in misura di 21.409 euro, l'impresa ne spende 33.931 euro.
Ciò rende inevitabilmente il nostro paese non competitivo e poco invitante ad attrarre investitori esteri.

La Cultura del conflitto da sconfiggere

di Dario Di Vico dal Corriere della Sera

Mentre il Pd si divide tra uninominalisti e neoproporzionalisti e sta per varare persino le primarie a doppio turno, a Torino, alla festa nazionale del partito, dettano legge i fischi e la contestazione violenta. Dopo Renato Schifani e Franco Marini è stato il turno di Raffaele Bonanni. Essere invitati ai dibattiti torinesi ormai sta diventando un mestiere a rischio perché il Pd non riesce a garantire l'agibilità politica in casa propria. Chiunque passi dai tendoni di piazza Castello può impedire alle più alte cariche dello Stato, ai leader sindacali e agli stessi esponenti del Pd di dire la loro. Quante chiamate di scuse il segretario Pier
Luigi Bersani ha messo in conto di dover fare ancora nei prossimi giorni? Ma in questo caso le telefonate non allungano la vita di un partito. Certo è singolare che dei facinorosi possano introdurre indisturbati bengala e petardi in una sala dibattiti senza che le autorità preposte alla sicurezza li abbiano preventivamente «sconsigliati», eppure così è accaduto. Il risultato è stato che ieri di fronte alla violenza e alle urla di un gruppo di scalmanati è sembrato che «i padri», lo Stato e la politica, abdicassero al loro ruolo. E così i contestatori sono rimasti per una buona ora padroni della piazza, visibilmente soddisfatti del loro successo mentre i militanti del Pd non riuscivano a trovare la forza di reagire. La Torino operaia e democratica è parsa in scacco, quasi che se le sue tradizioni improvvisamente non contassero nulla di fronte alla violenza di un manipolo di giovani barbari. Bonanni rappresenta oggi la Cisl, un sindacato
largamente presente in tutte le realtà del Paese, un' organizzazione nella quale generazioni di laici e cattolici hanno lavorato fianco a fianco in nome degli stessi ideali di tutela del lavoro. La Cisl è stato uno straordinario luogo di innovazione sindacale e culturale e non ha mai fatto le proprie scelte in base alla perversa logica del governo amico o nemico. Bonanni, insieme alla Uil di Luigi Angeletti, ha scelto di non tirarsi indietro, di spendere la credibilità della sua organizzazione per governare la modernizzazione delle relazioni industriali. Un percorso difficile perché si scontra con vecchi riti e mentalità ma anche perché, rubando un' espressione cara a un ministro, si viaggia «in terra incognita». Fare sindacato nell' epoca dell' economia globale è un continuo esercizio di pragmatismo, bisogna rivedere i vecchi strumenti, inventarne di nuovi, rimettere il lavoro al centro della battaglia per la crescita. Bonanni ieri voleva discutere proprio di questo, si era raccomandato che la riflessione sul sindacato non fosse scissa dal tema della crescita. Quel benedetto +2% di Pil di cui abbiamo estremo bisogno per conservare la coesione sociale e che però ci appare irraggiungibile. Non è stato però possibile ascoltare il leader della Cisl. Pur sottolineando tutta la gravità dell' aggressione a Bonanni sarebbe però un autogol trarne la conclusione che siamo entrati automaticamente in un nuovo autunno rovente. Ci sono tutte le condizioni per evitare
di surriscaldare la temperatura sindacale, se non altro perché i mesi più duri della Grande Crisi sono alle nostre spalle, l' export è ripartito e le aziende stanno reagendo bene. I lavoratori sono seriamente preoccupati del futuro dell' occupazione ma non francamente sembrano ammaliati dalla cultura del conflitto. Chiedono soluzioni. Non è poco ma neppure troppo.

martedì 14 settembre 2010

Casini in cerca di nome e simbolo


Sottovaluta che il vecchio scudocrociato da solo fa il 3,5% del consenso

Spulciando gli archivi dei quotidiani, le prime occorrenze per la formula “Partito della Nazione” risalgono a un anno e mezzo fa, febbraio del 2009. La Fondazione Liberal, presieduta da Ferdinando Adornato, promosse un convegno a Todi per discutere del superamento dell’UdC e della sua trasformazione in qualcos’altro. In cosa altro non era perfettamente chiaro e i tratti distintivi descritti da Pier Ferdinando Casini sembravano descrivere una cosa del tutto simile all’attuale Unione di Centro, seppure con un altro nome e un altro simbolo, volto a tentare di attirare “gli elettori delusi da PdL e PD”.
Un restyling, insomma. Con un nome di lavorazione, buttato lì più volte dallo stesso Casini: Partito della Nazione. Un anno di elaborazione per prendere tempo – andare alle elezioni regionali con un nuovo simbolo rischiava di essere controproducente – e l’anno seguente, sempre al seminario di Todi, la proposta diventa più concreta: la tessera numero uno del nuovo partito viene consegnata a Pier Ferdinando Casini, si annuncia l’azzeramento di tutte le cariche e l’apertura di un “sondaggio su Internet” per scegliere il nuovo nome e il nuovo simbolo di quello che viene appunto chiamato Partito della Nazione.
La promessa è stata mantenuta: ieri, al termine del “laboratorio delle idee” promosso dall’UdC a Chianciano, su Bootb – un sito di crowdsourcing per cose di creatività e marketing – è apparso un annuncio molto eloquente per la ricerca del nome di un nuovo partito politico. Ci sono varie istruzioni e descrizioni su quello che i promotori indicano come l’identità del nuovo partito, e il budget per la persona che sceglierà il nome migliore è di 5000 euro.
L’UdC si definisce “realtà politica che in un paese drammaticamente cambiato negli ultimi tempi vuole rappresentare non un semplice centro – che come destra e sinistra sono parole superate – ma l’estremo centro” e scrive di avere bisogno del nome per “una nuova realtà politica in cui confluiranno l’UDC e tutti coloro che si riscontrano nel processo di creazione di un ‘Partito della Nazione’, inteso come nuova casa politica, autentica e fattiva, per tutti i popolari, i liberali, i moderati e i riformisti italiani”. Il progetto è rivolto a “tutti gli italiani liberi e forti”.
Poi c’è una lista di caratteristiche e principi del futuro nuovo partito, vaghi al punto da poter essere sottoscritti praticamente da chiunque – “difendere l’unità nazionale nel rispetto delle autonomie locali”, “investimenti in innovazione”, “giustizia efficiente per tutti e non per pochi”, eccetera – ma d’altra parte bisogna scegliere il nome di un partito, ed è comprensibile che i promotori vogliano il nome del miglior partito possibile. Poi toccherà realizzarlo. Intanto, considerata l’abilità mostrata dai lettori del Post in occasione della formazione dei gruppi parlamentari dei finiani, magari qualcuno gli dà una mano.

lunedì 13 settembre 2010

Nel Pd non è per nulla esclusa la scissione dei veltroniani


Qualche giornale lancia una notizia del tutto infondata, secondo la quale i cosiddetti ‘veltroniani’ avrebbero la tentazione di dare vita in Parlamento a gruppi autonomi dal Pd. Per essere chiari, non se ne è mai parlato. In questo periodo, del resto, si è letto di tutto: sono circolati documenti di duro attacco alle basi fondative del Pd e da parte di massimi dirigenti si sono rivolti attacchi pesanti a quel Pd che aveva ottenuto il 34% alle elezioni politiche». Così il deputato Walter Verini smentisce l’intenzione dei fedelissimi dell’ex leader Pd di fare un proprio gruppo, riportata oggi dal Corriere della Sera. «In realtà – afferma il deputato veltroniano – è molto diffusa dentro il Partito Democratico la preoccupazione per la gravissima situazione del Paese e per le difficoltà del nostro partito, che raggiunge nei sondaggi – in una condizione politica che dovrebbe essere assolutamente favorevole ad una forza di opposizione – il suo minimo storico. Ignorare questo dato e ignorare il fatto che si moltiplicano prese di posizione individuali e contraddittorie che alimentano confusione rispetto alla linea politica del partito, sarebbe davvero molto grave». Per Verini, «è dunque necessario ragionare lealmente sulle motivazioni di queste difficoltà. Per molti l’abbandono dell’ispirazione originaria e dell’idea di costituire un forte nucleo riformista nutrito di spirito d’innovazione e di coraggio è la ragione principale di queste difficoltà. Ma è di questo che si parla. Con l’obiettivo di fare più forte il Pd e per restituire al partito le ragioni della sua stessa origine». «Nessun gruppo parlamentare autonomo – conclude Verini – Siamo impegnati nel legittimo diritto-dovere di difendere e a far valere le motivazioni che hanno portato alla nascita di quello che è stato il più grande partito riformista italiano, che è stato e deve continuare a rappresentare una speranza per tanti milioni di italiani e per un Paese che ha bisogno di uscire – con una alternativa davvero credibile – dalla stagione del berlusconismo.
***
I veltroniani si sentono sempre più lontani da questo Partito democratico in cui fanno fatica a riconoscersi. Se lo sono detti, una volta tanto senza infingimenti, né furbizie politiche, l’otto settembre, in una riunione dei parlamentari convocata dall’ex segretario nella sede della sua fondazione, Democratica. E per la prima volta in quella sede si è parlato dell’ipotesi di dare vita a dei gruppi parlamentari a ut o nomi. Un’operazione simile a quella fatta da Gianfranco Fini. E infatti Veltroni ha citato proprio l’esempio del presidente della Camera e di «Futuro e libertà».
Del resto, con il riavvicinamento del capogruppo a Montecitorio Dario Franceschini e di Piero Fassino alla maggioranza, la battaglia interna rischia di diventare un’aspirazione vana. Sono pochi quelli che hanno un seggio o un incarico da difendere che accettano di stare in minoranza e non si acconciano a dei compromessi con i bersaniani. Sia chiaro, ancora non c’è niente di definito. Si aspetta la Direzione convocata per la seconda metà di settembre e si cerca di capire se il Pd cambierà rotta o se, invece, proseguirà lungo il solco tracciato da Bersani e D’Alema. Ma che non si tratti solo di chiacchiere lo dimostra il fatto che sono stati già presi in esame i possibili nomi dei nuovi gruppi parlamentari. All’ex segretario non dispiace «Innovazione e Riformismo». Nel corso di quell’incontro, però, più d’uno ha sollevato qualche obiezione su questo nome. La parola «riformismo», è stato osservato, non ha molto appeal in Italia ed è un concetto non prontamente comprensibile in un Paese come il nostro. Meglio «Democratici per la libertà» che esprime un messaggio molto chiaro: siamo noi il vero Pd.
***
I numeri per fare un gruppo alla Camera e un’analoga pattuglia parlamentare al Senato ci sono. Quindi non è questo il problema. Lo è invece la durata della legislatura perché una precipitazione degli eventi renderebbe difficile l’intera operazione. Ma in quella riunione si è parlato anche d’altro. Delle primarie per la scelta del candidato premier del centrosinistra, per esempio. Il voto per Bersani è escluso, mentre è stato preso in considerazione un eventuale ticket Chiamparino-Vendola, come possibile tandem per affrontare il centrodestra nelle prossime elezioni.
Certo, è chiaro a tutti, e per primo allo stesso ex segretario, che la decisione di creare dei gruppi autonomi avrebbe dei contraccolpi inevitabili nel partito. Il nome di Veltroni è legato indissolubilmente al Pd. Lui ne è stato il primo segretario, lui ne parlava anni e anni fa, quando quel progetto veniva visto come un azzardo irrealizzabile dai suoi colleghi dei Ds. La mossa di Fini è niente in confronto, piuttosto sarebbe come se dal Pdl prendesse le distanze Silvio Berlusconi.

Scivoloni di “politica industriale” per Napolitano


Dalla Fiat alla successione di Scajola

di Oscar Giannino

Quando governo e politica ballano su un filo, nel nostro sistema costituzionale è pressoché fisiologico che sia il capo dello Stato ad acquistare ancor più rilievo e influenza. È quello che è inevitabilmente avvenuto in questi ultimi mesi, a maggior ragione e con più evidenza quando la tensione tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini ha toccato il diapason. Solo che, inevitabilmente, quando il Quirinale passa da un ruolo di mera garanzia a un sistematico interventismo (che pure gli è legittimamente consentito dalla cosiddetta Costituzione materiale), ecco che il rispetto dovuto alla massima istituzione di garanzia repubblicana inevitabilmente deve aprirsi anche a un altrettanto legittimo diritto di critica verso le esternazioni del Quirinale.
Personalmente, con grande rispetto per la persona e le attribuzioni del capo dello Stato, non ho condiviso il suo intervento sulla vicenda Fiat-Melfi, perché al Quirinale sapevano benissimo che intervenendo a favore dei tre licenziati e sostenendo la tesi, decretata dal tribunale, del pieno reintegro non solo economico ma anche alla linea di produzione – verdetto senza precedenti in giurisprudenza, per un’ordinanza favorevole ai ricorrenti ex articolo 28 e non 18 dello Statuto dei lavoratori –, si introduceva un precedente di fatto e non di diritto, a sfavore del diritto dell’industria a considerare giustamente lesivi scioperi legittimi che però bloccano interi stabilimenti, violando la libertà di chi invece vuol lavorare.
Su un altro livello, meno rilevante poiché siamo nel campo della piena libertà d’opinione politica e non in quello dell’attesa di sentenze, le dichiarazioni del presidente della Repubblica lanciate dai giornali, come ad esempio «serve una seria politica industriale, che dia prospettive ai giovani». Dichiarazioni, a mio modestissimo giudizio, da leggere su tre piani diversi. Il primo è quello del richiamo al governo affinché nomini il successore di Claudio Scajola al dicastero delle Attività produttive. Richiamo motivato e comprensibile, visto che dall’uscita di scena dell’ex ministro sono ormai trascorsi mesi. Si possono formulare valutazioni diverse intorno ai possibili candidati che secondo le indiscrezioni di stampa il premier avrebbe nel tempo presentato al Quirinale, ma sta di fatto che in effetti la vacatio lunga mesi non è un vantaggio per il paese. Ricordo tra tutti temi in sospeso il dossier della politica energetica e la scelta di tornare al nucleare, che rischia di restare impantanata visto che fondamentali precondizioni come l’istituzione dell’Agenzia per la sicurezza nucleare (senza la quale non vi è scelta dei siti potenziali) sono rimaste sinora bloccate.

Un po’ di nostalgia del dirigismo che fu?
Altro paio di maniche è invece la dizione stessa di “politica industriale”, e il richiamo ai giovani disoccupati. Su questo, non credo sia mancare di rispetto al Quirinale se si opina che sono parole attraverso le quali si esprime la cultura politica alla quale appartiene per lunga militanza il presidente. Dire “politica industriale” può concretamente significare infatti due cose. Se si guarda all’esperienza europea, è un richiamo al modello francese, cioè a quello in cui governo e Stato fissano con propria priorità una serie di settori definiti “strategici”, su cui concentrano incentivi e ai quali danno obiettivi, esercitando sul loro raggiungimento una fortissima influenza diretta. Ma non è il modello scelto dal nostro paese, e anzi praticamente da nessun paese europeo, anche se pure in Germania nella crisi si sono viste pesanti eccezioni alla regola per la quale gli incentivi e gli aiuti sono temporanei e riguardano la generalità delle imprese, lasciando alla libera concorrenza del mercato l’opportunità di raggiungere i migliori risultati di cui è capace. Altrimenti, nel contesto italiano, “politica industriale” significa il ritorno a quella che si faceva prima dello smantellamento della Prima Repubblica: perché in realtà il modello successivo, quello di bandi aperti a tutti voluto da Pierluigi Bersani e lasciato in eredità a Scajola sotto la sigla di “Industria 2015”, in realtà ha avuto un bilancio tutt’altro che esaltante.
Non credo affatto che sia il dirigismo di Stato a risolvere il problema storico della cronica sottoccupazione al Sud di giovani e donne. Il presidente ha pieno diritto, eventualmente, di pensarlo. Ma resta a tutti, a quel punto, il diritto di criticare e non essere d’accordo.

domenica 12 settembre 2010

ORIENTAMENTO DEL VOTO AL 7/9/2010

Autore: Lorien Consulting srl

PDL 29,9
LEGA 14,1
FUT E LIB 4,3
UDC 6,3
API 1,9
PD 27
IDV 6,9
FED SIN 1,6
SEL 4,5
RADICALI 0,2
GRILLO 2,1
LA DESTRA 0,4
PENSIONATI 0,2
ALTRO 0,6

giovedì 2 settembre 2010

Altro che la politica, la vera casta è il CSM



di Fabrizio Camastra

Di seguito si riportano i risultati del sondaggio realizzato dalla Ferrari Nasi & Associati sulla domanda:
Lei ha fiducia o non ha fiducia nella giustizia italiana?

.....................OTTOBRE 2007 ...GIUGNO 2010
MOLTO/ABBASTANZA ....47%............ 54,2%
POCO/PER NIENTE .....46,3%.......... 44,4%
NON SAPREI ..........6,7%........... 1,4%

Per quanto la percezione di fiducia nei confronti della Magistratura sia cresciuta negli ultimi tre anni, la percentuale di coloro che si sentono garantiti dal sistema della giustizia resta molto bassa. Il 54% è da paese del Terzo mondo.
Gli italiani hanno molti motivi per non avere fiducia della Magistratura. Innanzitutto a causa dell’esasperante lentezza dei processi. L’ultimo rapporto Doing Business del 2009 collocava l’Italia al 156 esimo posto, ciò a causa della lentezza dei processi. In pratica siamo stati superati dalla Guinea e dal Gabon. Roba che se fossimo stati superati dal Gabon e dalla Guinea in un mondiale di calcio, ci avrebbe fatto gridare allo scandalo e chiacchierare per mesi e mesi.
Un altro elemento di sfiducia dei cittadini nei confronti della giustizia italiana è l’impunità di cui godono i giudici, dal momento che il CSM non procede mai disciplinarmente nei loro confronti, anche quando l’esercizio della funzione è stato condotto in palese violazione delle norme.
Molto probabilmente il dato che, negli ultimi tre anni, ha fatto lievitare la fiducia proviene dallo scontro che la magistratura ha tenuto con il mondo politico. Ma è una fiducia da stadio, da tifosi di quotidiano letto in ufficio. Una fiducia che potrebbe cambiare con un alito di vento contrario.
Il sistema giudiziario nazionale non funziona, è datato e non è adatto ai tempi nostri. I processi civili durano troppo e la percezione nella gente è che non servono. Ad esempio, se un imprenditore deve recuperare somme anche ingenti e alla fine riesce anche ad averle dopo aver vinto una causa, ciò avverrà con anni di ritardo rispetto a quando è maturato il credito. E durante questi anni l’azienda ha dovuto segnare in perdita queste somme.
Lo stesso vale per i processi penali, troppo lunghi e a volte anche infondati. E rispetto all’infondatezza di alcuni processi emerge ancora più evidente l’ipocrisia dell’impunità di cui godono i giudici. Ad esempio Bossi ha dovuto subire 202 processi e di questi 199 erano infondati. Chi paga il costo di questi 199 processi infondati? Bossi, che non c’entrava niente? I Magistrati, a cui non viene mai fatto pagare alcun errore? A nessuno di questi. Perché li paghiamo noi.
Di questi tempi si parla di Riforma della giustizia e di processo breve, ma in realtà si dovrebbe parlare anche di come far pagare ai giudici per gli errori che commettono.
Il concetto di CSM dovrebbe cambiare, perché i magistrati non possono essere giudicati da magistrati che sono stati da loro eletti. In questo momento il CSM vive di anarchia pura.
Ogni volta che c’è un procedimento disciplinare, i membri del
CSM (che sono composti per due terzi da membri eletti dai magistrati) ci
pensano bene prima di infliggere una punizione, perché
poi, quello a cui viene inflitta la punizione, alla scadenza del mandato
del CSM, eleggerà i nuovi membri. La vera riforma, sarebbe di spezzare questa unità, perché nel momento in cui i magistrati possono essere giudicati solo da altri magistrati, viene a crearsi una casta. Ed è proprio quello che è diventata oggi la magistratura in Italia: una delle caste più potenti del Paese e questo è da Terzo mondo.

martedì 31 agosto 2010

Saranno Tremonti o i comuni il miglior alleato della famiglia?


di Luca Pesenti
Docente di di programmazione del welfare locale all'Università Cattolica del S. Cuore di Milano
da Il Sussidiario.net

L’Italia non è un paese per famiglie. Nonostante l’inesorabile rilevanza pubblica del principale ambito sociale di educazione e cura della persona, chi decide di metter su famiglia lo fa a suo rischio e pericolo, perchè la spesa sociale finisce quasi integralmente a invalidi e pensionati. Qualche giorno fa ce lo ha ricordato un documento del ministero dell’Economia: lo Stato spende solo l’1,2% per le politiche famigliari, meno della metà di quel che si spende in Francia o in Germania, un terzo in meno rispetto alla Danimarca.

Ancora una volta ci troviamo a fare i conti con la più clamorosa contraddizione del nostro Paese, in cui la cultura familista, più o meno morale, lucida da decenni la retorica dei politici di ogni colore, salvo poi tradursi in rari e stiracchiati provvedimenti, buoni per qualche campagna elettorale ma di scarsa utilità per chi ogni giorno, 365 giorni all’anno, si prende la briga di fare figli, tirarli su, farli studiare, farli diventare uomini.

Le politiche pubbliche non possono fare molto per restituire ai giovani la voglia e la speranza di metter su famiglia, o per evitare che i matrimoni si rompano con tutte le conseguenze che ne discendono. Quello che possono fare è invece sostenere quelli che la famiglia hanno voglia di metterla in piedi, chi decide di far nascere dei bambini e di farli studiare, chi si tiene in casa persone disabili o anziani non autosufficienti.

Durante l’incontro che proprio su questa tema si è svolto al Meeting di Rimini venerdì scorso, il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha detto una cosa elementare: rilanciare le politiche per la famiglia a partire da una riforma fiscale tarata non più sugli individui ma sul numero di componenti della famiglia (che si tratti di quoziente famigliare o di un sistema di deduzioni importa poco), non è un problema di costo ma di scelta politica. Alemanno ha ricordato come in Francia il quoziente famigliare sia stato introdotto da Charles De Gaulle nei primi anni dopo la Seconda Guerra Mondiale, epoca in cui lo Stato francese non sembra se la passasse meglio dell’Italia di oggi, almeno sul piano dei conti pubblici e della ricchezza disponibile.

Basterebbe allora una semplice volontà politica per riformare in senso family friendly il nostro sistema fiscale. Il ministro Giulio Tremonti, sempre dal palco di Rimini, ha promesso un fisco a misura di famiglia entro la fine della legislatura. Staremo a vedere.

Per il momento ci accontentiamo di virtuose esperienze locali, che stanno mostrando la presenza di spazi ampi per sperimentazione di politiche amiche della famiglia. Accanto all’ormai consolidata esperienza lombarda, che già dal 1999 ha varato una legge sulla famiglia capace di sviluppare l’associazionismo famigliare e che dal 2008 si è dotata di una legge di riforma delle politiche sociali in cui la famiglia viene rivoluzionariamente definita come “prima unità di offerta” di servizi alla persona, da qualche tempo sono i Comuni a mostrare un attivismo crescente sul tema.

Dal “quoziente famigliare” attivato a Parma, per rimodulare le tariffe dei servizi, all’esperimento di Magenta, in cui un gruppo di famiglie a basso reddito ha a disposizione un budget utilizzabile per l’acquisto di servizi alla persona, è un fiorire di tentativi innovativi (e talvolta coloriti, come nel caso del “bonus pannolino” annunciato sempre a Rimini dal governatore del Piemonte Roberto Cota). Non è un caso che una cinquantina di Comuni si siano radunati in un network la cui finalità è proprio la diffusione a macchia di leopardo di queste esperienze.

Buone notizie soprattutto in vista della riforma federalista: con più soldi a disposizione potrebbero essere proprio le Regioni e i Comuni a fare quel che lo Stato non ha saputo fare in 65 anni di storia democratica.

domenica 29 agosto 2010

PD vs PDL a Siena


di Donatella Santinelli
Capogruppo Pdl in Consiglio provinciale di Siena


La profonda crisi economica globale dell’ultimo anno e mezzo, ha reso più evidente la debolezza del “Sistema Siena” che non riesce più ad essere competitivo, come in passato, e i lavoratori, anello più fragile, della catena produttiva ne subiscono le conseguenze maggiori.
La politica del PD al Governo delle Istituzioni senesi è incapace di cambiare, si basa su vecchie strategie stereotipate incapace di aprirsi a nuovi orizzonti, attua un metodo sterile di contrapposizione che guarda al passato attraverso la lente deformata del conflitto Sinistra/Destra, come avveniva negli anni ‘70. Se a Siena il PD non modificherà questo suo approccio non si eleverà mai il livello del confronto politico.
Noi, Gruppo PDL in Provincia, se pur con sensibilità diverse, nel corso di questo anno, abbiamo seguito una linea politica ben precisa, basata sulla concretezza e la correttezza, attraverso un approccio responsabile nell’ affrontare ogni questione, privilegiando l’interesse dei cittadini e delle imprese, non certo per calcoli di convenienza o per ottenere facile consenso, noi abbiamo ritenuto che questa fosse la strada giusta per “costruire” anche stando all’opposizione.
Il nostro progetto politico è immune da attacchi demagogici e strumentali e da accuse pretestuose, abbiamo avuto in ogni occasione la capacità di assumerci la responsabilità delle nostre scelte per poter mettere le basi di un reale cambiamento politico in questa provincia.
Gli attacchi portati nelle ultime settimane al PDL fanno parte di giochi politici a cui noi non siamo interessati e non vogliamo farci coinvolgere in “teatrini politici”; personalmente ritengo più utile lavorare per rendere concreta la nostra visione della politica e il nostro progetto senza andare alla ricerca di sovraesposizioni mediatiche.
Il PD sembra incapace di cambiare, di imprimere alla propria politica una svolta culturale, incapace di costruire il confronto con noi, su basi diverse dagli schemi del passato basati sulla“disinformazione” , “controinformazione” e gli attacchi al Governo.
PDL e PD sono profondamente diversi anche nel modo di far politica, esiste una contrapposizione netta di due modelli: il nostro che guarda al futuro per costruire e sviluppare un cambiamento che possa dar vita ad una Siena più forte e competitiva, il loro che guarda ad un passato che ormai non esiste più.
La crisi economica internazionale, di cui solo ora si possono vedere le prime avvisaglie di risoluzione, ha creato problemi a tutti i Governi europei, abbiamo avuto un profonda difficoltà anche noi in Italia : un’ “emergenza conti” ma i conti dello Stato italiano hanno resistito.
Solo dalla tenuta dei conti possiamo ripartire per riattivare lo sviluppo del Sistema Paese e l’ Italia ce l’ha fatta. Le due parole chiave sulle quali si è basato il piano strategico del Governo per superare la crisi economica sono state: dovere e responsabilità ma l’impegno deve essere di tutti non solo del Governo ma di tutte le Istituzioni e quindi anche della Provincia di Siena.
Va evidenziato che in Italia il Governo ha attuato la manovra correttiva alla finanziaria più bassa rispetto a tutti gli altri Paesi europei 25 miliardi, in Francia è stata di 100 miliardi .
Inoltre, è stato grazie alla tempestività dell’azione del Ministro Tremonti e del Presidente del Consiglio Berlusconi (al di là di tutti gli schematismi burocratici della UE e le riserve di Angela Merckell) che nonostante il crack finanziario della Grecia, in Europa e in Italia, siamo riusciti a limitare i danni. Comunque, sembra che tutto ciò passi del tutto inosservato, non considerato ma soprattutto non apprezzato anzi denigrato.
Ad esempio l’azione del Governo sulla competitività economica delle imprese italiane è stata eccellente. La competitività delle nostre imprese è messa a dura prova anche perché la competizione, come dice il Ministro Tremonti, è tra aziende disuguali: tra colossi industriali stranieri e la piccola e media impresa italiana e questa è una delle problematiche più importanti con cui le aziende italiane si devono confrontare. Questo problema è stato supportato dai finanziamenti per le “reti d’imprese”( art. 42 della manovra finanziaria) ma non se ne parla e forse anche le stesse imprese non ne sono a conoscenza. Altra cosa importante la Riforma fiscale, obbiettivo di Governo, dove le agevolazioni saranno per tre principali settori:famiglia, lavoro, ricerca ma anche di questo non si parla.
Al di là della Destra e della Sinistra lo stesso Presidente Napoletano ha evidenziato, come in questo momento, va messo al centro come valore prioritario il senso di responsabilità dello Stato, per poter uscire dalla crisi economica ed ognuno deve fare la propria parte.
La facile demagogia del PD , in queste ultime settimane, evidenziatasi a livello locale, denota la mancanza di reali proposte per cambiare e dare una spinta significativa all’economia di questa provincia e a tutela dei suoi cittadini. La costituzione dell’ennesimo ente non porterà, certo, alla soluzione dei problemi economici della provincia, non essendo chiaro, cosa farà, né tanto meno come sarà la gestione economica, a chi verranno dati incarichi e il clientelismo pre-elettorale è forse scontato?Quali vere proposte? La sinistra attua la solita vecchia politica, non certo basata sulla meritocrazia ma su logiche della spartizione del potere, ben lungi dal mettere al centro i cittadini.
Noi, come PDL in Consiglio provinciale abbiamo lavorato, con senso di appartenenza all’Istituzione che rappresentiamo e senso di responsabilità nei confronti di tutti i cittadini e dei nostri elettori, con estrema razionalità e senso critico seguendo una linea politica che rispondesse alle esigenze del territorio. E’ auspicabile che il richiamo al senso dello Stato e al senso di responsabilità e ai doveri nei confronti degli italiani sia ascoltato anche dalle Istituzioni locali che in questo momento dovranno fare la loro parte.

lunedì 23 agosto 2010

Provincia di Siena: Falla nel sistema di gestione delle aree protette


di Fabrizio Camastra

Un atto vandalico al Lago di Montepulciano, sicuramente commesso da un cretino in libera uscita, chi altrimenti commetterebbe gratuitamente un reato rischiando di beccarsi una pesante denuncia per disastro ambientale, ha provocato l’abbassamento delle acque di 77 cm e causato danni all’economia agricola della zona circostante. La Provincia di Siena si è attivata rapidamente con i propri servizi, per scongiurare danni maggiori al delicato equilibrio dell’Oasi. L’Assessore provinciale Betti ha dichiarato che solo grazie al tempestivo intervento della Provincia è stato scongiurato un vero e proprio disastro per l’habitat del lago. Quindi, considerando la gravità delle conseguenze evitate, sappiamo anche che l’autore dell’atto vandalico deve essere proprio uno stupido di livello mondiale. E questo preoccupa per il futuro. Perché se il cretino ci prendesse gusto, sembra proprio che gli è particolarmente facile commettere atti dolosi al lago di Montepulciano e dileguarsi nell’assoluto anonimato. E poi le conseguenze le paghiamo noi.
Parlo anche a nome dei colleghi del gruppo Pdl in Consiglio provinciale, per dire che siamo soddisfatti che la Provincia sia intervenuta tempestivamente, per evitare danni ben più gravi all’habitat del lago. Però ci preme ribadire che noi in Consiglio ci siamo sempre espressi contro il metodo di gestione delle aree protette adottato dalla Provincia. Perché siamo convinti che il modello di affidamento a soggetti diversi dall’Ente, come nel caso specifico all’Astra, equivale all’abbandono del patrimonio naturale dato in gestione. E quanto accaduto al lago di Montepulciano ne è la riprova. Noi continueremo a dire che queste gestioni da un punto di vista economico sono a perdere. Queste gestioni possono avere logica solo se si considera il ritorno clientelare per una parte politica, ma la gente non ha più l’anello al naso e sa bene che questi metodi hanno costi che pagano tutti e portano vantaggi solo a pochi. Noi consiglieri del gruppo Pdl in Provincia crediamo fermamente nel fatto che la gestione delle riserve deve restare all’Ente locale, perché si risparmierebbero soldi ed i controlli sulle aree protette avrebbero probabilmente un’efficacia che attualmente non hanno.
Per finire bolliamo negativamente quanto detto dall’assessore Pinciani, che sulla zona del lago di Montepulciano “c’è bisogno di iniziative sostenibili e solidali per potenziarne gli usi idropotabili ed ambientali ed in subordine, per quelli irrigui,”. L’assessore tenga per se il subordine perché il lago di Montepulciano è nato quale risorsa strategica in primo luogo per l’agricoltura e l’irrigazione dei campi e quindi aggiusti il tiro quando in futuro gli capiterà di parlare del lago. A meno che non voglia provocare rabbia nei contadini, in tal caso ci penserà il Pdl a difendere i diritti degli agricoltori. Come del resto già accade.