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martedì 10 agosto 2010

Osservatorio regionale Toscana per gli studi di settore - Relazione annuale attività 2009


Documento ufficiale del sito agenziaentrate.it

Nel 2009 si sono tenute due riunioni dell’Osservatorio Regionale della Toscana, in
data 26/2/2009 ed in data 24/11/2009. La riunione del 26 febbraio 2009 ha avuto ad oggetto “L’attuale situazione economica e l’eventuale impatto su determinate aree territoriali e/o attività economiche soggette agli studi di settore.
Valutazione delle ipotesi di lavoro per il monitoraggio e l’analisi del fenomeno”. Nel corso della riunione la Direzione Regionale della Toscana ha presentato un proprio elaborato, Esportazioni in Toscana e province, primi tre trimestri 2006-2008, lavoro prodotto traendo spunto dall’analisi dei seguenti studi dell’IRPET e di UNIONCAMERE: “L’economia toscana tra problemi strutturali e crisi finanziaria”, presentato alla conferenza di fine anno dell’IRPET tenutasi a Firenze il 19.12.2008, “Gli effetti della crisi finanziaria sulle imprese produttive toscane” presentato al convegno di UNIONCAMERE tenutosi a Firenze il 22.12.2008. Il lavoro svolto dalla Direzione Regionale, tenuto conto delle indicazioni emerse dagli studi effettuati dai sopra citati Istituti e della effettiva disponibilità di dati, si è concentrato sulla predisposizione di prospetti inerenti le esportazioni regionali. L’elaborato, che voleva rappresentare solo un punto di partenza per successivi approfondimenti, è stato sviluppato procedendo all’estrazione dei dati per singolo gruppo di attività dal sito dell’ISTAT per gli anni 2006-2008 con riferimento ai primi tre trimestri dell’anno (ultima rilevazione disponibile al momento dell’elaborazione) sia a livello regionale, sia per ciascuna delle dieci province. L’impatto della crisi non è valutabile, naturalmente, solo osservando l’andamento delle esportazioni, che oltretutto presentano dati molto differenti per zone e per tipologie di aziende. Pertanto, nel corso della riunione i rappresentanti delle categorie sono stati invitati, in relazione a situazioni specifiche di studi di settore, a fornire elementi utili ad una più approfondita valutazione sugli effetti prodotti sul 2008 dalla crisi economico-finanziaria sulle attività economiche in Toscana. Ciò, anche al fine di poter fornire a livello centrale informazioni di ausilio per cogliere le problematiche legate all’ambito territoriale, in vista della riunione della Commissione esperti prevista per inizio aprile. Il citato elaborato sulle Esportazioni in Toscana e province, primi tre trimestri 2006-2008, visto l’approssimarsi della riunione della Commissione Esperti e considerato che non sono successivamente pervenuti ulteriori dati, è stato trasmesso a cura della Direzione Regionale della Toscana alla Direzione Centrale Accertamento per le valutazioni di competenza. Il verbale della riunione dell’Osservatorio, unitamente ai prospetti sulle Esportazioni in Toscana e province - primi tre trimestri 2006-2008, è stato a suo tempo diramato anche a tutti gli uffici delle entrate della Toscana al fine di rendere nota l’attività dell’Osservatorio e al contempo di assicurare l’opportuna sensibilizzazione sulle tematiche oggetto di esame. Nella successiva riunione del 24 novembre 2009 sono stati affrontati i seguenti punti all’ordine del giorno:
1. Evoluzione dello studio UG69U, relativo alle costruzioni, per il quale è stata ipotizzata
una elaborazione su base regionale;
2. Monitoraggio sulle situazioni di crisi che possono avere effetti sulle attività economiche
soggette a studi di settore.
In relazione al punto 1 all’ordine del giorno si è tenuto un incontro in videoconferenza con la Direzione Centrale Accertamento, nel corso della quale è stato presentato il lavoro svolto a livello centrale per l’evoluzione dello studio UG69U, relativo alle costruzioni, per il quale è stata ipotizzata una elaborazione su base regionale. In particolare è stato richiesto a ciascun Osservatorio un parere in relazione allo studio in argomento, da trasmettere alla Segreteria della Commissione degli Esperti. Dopo aver assistito alla videoconferenza, i componenti dell’Osservatorio sono stati invitati dal Presidente a far pervenire eventuali esempi ritenuti utili per tale analisi. Gli esempi pervenuti alla Direzione Regionale della Toscana nei giorni successivi alla videoconferenza del 24 novembre sono stati inseriti nell’area riservata del sito www.sose.it per la successiva analisi. Le risultanze degli esempi elaborati centralmente da Sose sono state esaminate nel corso di una successiva riunione dell’Osservatorio tenutasi in data 2 febbraio 2010 ed hanno quindi formato oggetto del richiesto parere reso da questo Osservatorio in data 10 febbraio 2010, cui si rinvia per gli approfondimenti. Riguardo al punto 2 della riunione del 24 novembre 2009, stante la necessità dell’individuazione delle aree territoriali e delle singole attività che hanno maggiormente risentito degli effetti della particolare congiuntura e di permettere la valutazione di idonei interventi correttivi per il 2009, improntati a criteri di selettività, che tendano ad adeguare i risultati degli studi ai mutamenti intervenuti nella situazione economica, i componenti dell’Osservatorio sono stati invitati a presentare i propri contributi ai fini del monitoraggio sopra specificato. I contributi forniti o segnalati all’Osservatorio, ritenuti meritevoli di attenzione ai fini di tale analisi, sono stati trasmessi alla Direzione Centrale Accertamento dalla Direzione Regionale della Toscana con relazione del 5/3/2010, cui si rinvia per gli approfondimenti. Solo per farne breve cenno si rappresenta che gli aspetti oggetto della relazione in argomento hanno riguardato in particolare la situazione dell’occupazione ed il ricorso alla cassa integrazione, nonché le problematiche legate alle strutture ricettive della regione.

martedì 27 luglio 2010

Fanghi agricoli di concimazione, fertili per due tipi di redditi


di Paola Pullella Lucano

Sono composti la cui operazione di smaltimento avviene tramite contratti che configurano prestazioni di servizi
L'uso di fanghi di depurazione in agricoltura, nonostante abbia come conseguenza l'aumento della fertilità del terreno, non è una fase propria della coltivazione. Ne discende, che i compensi erogati al proprietario del fondo, per il solo fatto di avere acconsentito a spargere tali sostanze sull'appezzamento, non confluiscono nel reddito agrario, bensì sono redditi diversi ed eventualmente anche d'impresa. È quanto si legge nella risoluzione n. 74/E del 26 luglio.

Il perché di tale determinazione sta nella circostanza che l'operazione di smaltimento di fanghi in agricoltura, altrimenti nocivi sia per la fauna e la vegetazione sia per l'uomo, è disciplinata da norme emanate allo scopo di scongiurare tali effetti negativi e, al contempo, assicurare il corretto l'utilizzo di queste sostanze (Dlgs 99/1992 e direttiva Ce 86/268). I composti in questione, infatti, usati nel giusto modo, favoriscono l'aumento della carica batterica necessaria a modificare le caratteristiche chimico-fisiche dell'humus, migliorando la produttività dei terreni.

I fanghi sono gestiti da soggetti deputati, i quali corrispondono somme incentivanti alle aziende agricole che ne accettano lo smaltimento. L'operazione avviene sulla base di specifici contratti, i cui punti riguardano sempre un obbligo di fare, non fare o permettere. Si tratta, in sostanza, di una prestazione di servizi ed è solo marginale il fatto che l'effettuazione della prestazione coincida con un momento fondamentale della lavorazione del terreno.

Il contratto e la domanda
L'imprenditore che ha chiesto lumi all'Agenzia ha stipulato un accordo con una società di gestione dei fanghi, per cui: l'azienda agricola si impegna a ricevere le sostanze, la società per questo versa all'imprenditore un compenso "certo" calcolato sulla quantità di fango smaltita e si assume l'onere di pagare un ulteriore somma, nel caso in cui l'altra parte provveda alla distribuzione e all'interramento dei composti.

Quindi, nelle casse dell'azienda agricola, dovrebbero confluire due tipi di corrispettivi, uno sicuro l'altro eventuale, ma questo particolare non importa ai fini del quesito e della risposta. L'imprenditore, infatti, chiede se entrambi possano confluire nel reddito agrario. A suo parere sì, perché senza dubbio relativi a un'attività diretta a ottimizzare la coltivazione del terreno, quindi, conseguiti nell'esercizio di attività agricole.

I dettagli della risposta
Stabilito che si è in presenza di una prestazione di servizi, la risoluzione precisa che il compenso "certo" costituisce un reddito diverso, mentre, l'altro, se conseguito è un reddito d'impresa.
In quest'ultimo caso, la somma percepita concorre al reddito d'impresa in modo forfetario (articolo 56-bis, comma 3, del Tuir), quando l'imprenditore provvede direttamente alla distribuzione dei fanghi, utilizzando strumenti normalmente impiegati nell'attività esercitata; in modo analitico (articolo 56 del Tuir), nel caso in cui non si serva prevalentemente delle stesse attrezzature.

giovedì 15 luglio 2010

Sanzioni Penali per chi dichiara il falso ISEE


di Fabrizio Camastra

L'ISEE, indicatore della situazione economica equivalente, è uno strumento che permette di misurare la condizione economica delle famiglie. È un indicatore che tiene conto di reddito, patrimonio (mobiliare e immobiliare) e delle caratteristiche di un nucleo familiare (per numerosità e tipologia).

L'ISEE è uno strumento utilizzato in sede di erogazione di beni, servizi e contributi sociali in ambito di attività agevolative degli enti pubblici. In pratica quando vi è un concorso tra soggetti portatori di medesimi interessi e deve essere redatta una graduatoria, l'ISEE serve a classificare gli aventi diritto in base ai bisogni. Dove in pratica i nuclei familiari con l'ISEE messo peggio avrebbero più diritto.

Il richiedente la prestazione o il servizio agevolato deve presentare all’ufficio competente, o all’agenzia esterna individuata dall’Ente, unitamente alla domanda di accesso ai servizi, una dichiarazione sostitutiva concernente le informazioni necessarie per la determinazione dell’indicatore della situazione economica equivalente.
La dichiarazione sostitutiva dovrà essere prodotta secondo lo schema del modello emanato con il DPCM del 18.05.2001.
La dichiarazione viene quindi elaborata utilizzando il sistema informatico all’uopo predisposto dall’INPS al fine di ottenerne l’attestazione dell’indicatore della situazione economica equivalente che verrà rilasciata al richiedente dall’ufficio competente o dall’Agenzia esterna individuata dall’Ente.
Tale attestazione, della validità di 12 mesi, è poi contestualmente inserita nella banca dati del sistema informativo nazionale istituita dallo stesso INPS.
La banca dati INPS è accessibile da ogni Amministrazione Pubblica, anche ai fini dei controlli di cui al successivo art. 7.
Sarà cura del richiedente segnalare eventuali variazioni significative anagrafiche, reddituali e patrimoniali, che portino a una modificazione dell’attestazione ISEE.
Il richiedente dichiarerà altresì di essere a conoscenza che, nel caso di corresponsione della prestazione, potrebbero essere eseguiti controlli, anche da parte della Guardia di Finanza, diretti ad accertare la veridicità delle informazioni fornite, ed effettuati presso gli istituti di credito o altri intermediari finanziari, specificando a tal fine, il codice identificativo degli intermediari finanziari che gestiscono il patrimonio.
Il richiedente dichiarerà altresì di essere a conoscenza che i dati e le informazioni inerenti la dichiarazione ISEE, secondo quanto sopra specificato, vengono trattati e gestiti dal Comune o dall’agenzia esterna individuata dall’Ente, mediante collegamenti informatici, nel rispetto della Legge 675/1996 e del D. Lgs. 135/99.

Ovviamente furbi e disonesti non mancano, e sono molti coloro che dichiarano il falso per avere agevolazioni cui altrimenti non spetterebbero. Quali ad esempio case popolari, servizi di asilo nido, contributi particolari.

Per fortuna la legge pensa anche ai farabutti e allora sono previste sanzioni penali, quali ad esempio: l'art. 316-ter del Codice penale che stabilisce Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, in pratica una truffa aggravata dal fatto che a farne le spese è gente bisognosa.

Salvo che il fatto costituisca il reato previsto dall'articolo 640-bis, chiunque mediante l'utilizzo o la presentazione di dichiarazioni o di documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero mediante l'omissione di informazioni dovute, consegue indebitamente, per sé o per altri, contributi, finanziamenti, mutui agevolati o altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati dallo Stato, da altri enti pubblici o dalle Comunità europee è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

Quando la somma indebitamente percepita è pari o inferiore a euro 3.999,96 si applica soltanto la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro da euro 5.164 a euro 25.822. Tale sanzione non può comunque superare il triplo del beneficio conseguito.

lunedì 2 novembre 2009

Il lavoro al tempo della crisi #6


La preoccupazione è forte, sarebbe bello sapere già come andrà a finire, perché sulla condizione dei precari non tutti siamo d’accordo. Stiamo a domandarci se la flessibilità sia un male assoluto o se la soluzione passa attraverso l’ottimizzazione delle forme di lavoro atipiche. La discussione è aperta.
Innanzitutto bisogna precisare che la precarietà non è legata alla flessibilità, ma è conseguente alla percezione di mancanza di tutela del lavoratore.
La seconda precisazione da fare è che la flessibilità non è legata a forme contrattuali, ma conviene ad una specifica tipologia economica. Infatti, ogni sistema di economia ha il suo profilo di lavoro dominante che lo caratterizza e lo alimenta. A livello di quadro sistemico complessivo, va detto che le tipologie del lavoro arrivano ad influenzare l’organizzazione sociale, perché hanno funzione di controllo. Ma la mia riflessione vuole essere circoscritta al discorso del lavoro.
In questa fase storica il lavoro atipico fa capo a modelli contrattuali inquadrati in meccanismi di flessibilità che si alimentano della deficienza di razionalizzazione, cioè di assenza di regole certe.
Quando è stata avviata la macchina dell’Unione Europea, penso alla fase recente in cui è entrata in vigore la moneta unica, il mercato del lavoro del sistema economico europeo è stato segnato dalla contingenza del momento e non ha potuto far altro che essere flessibile. Quindi, alla base il sistema lavoro comunitario non è stato dettato da esigenze di discontinuità. Ciò è testimoniato dal fatto che la Comunità Europea, non ha elaborato alcun modello di ammortizzatori sociali a favore della mobilità, nemmeno a livello sussidiario. Ovviamente la mia riflessione muove sul piano della concretezza, sui fatti, perché di teoria ne ho letta tanta e pure di buona qualità, come quella di Marco Biagi che ho seguito sul Sole 24 Ore fin quando una banda di cretini l’ha fatto tacere.
In questo contesto, già da prima della crisi, le risorse teorizzate e disponibili per gli ammortizzatori a supporto del lavoro atipico erano scarse e limitate alle grandi imprese, quindi funzionali alla tutela di una minoranza di lavoratori e prescindendo dalle forme contrattuali.
La crisi potrebbe rappresentare l’occasione per mettere a punto una serie di riforme concentrate sulla tutela del lavoro. Quindi, da una parte rivalutare il valore del posto fisso e dall’altra dar luogo ad una discussione su un sistema di servizi a supporto del lavoro atipico, che funzionino ad integrazione degli ammortizzatori sociali (oggi monetizzati) e soprattutto in favore della mobilità.
Così, quando la crisi sarà alle spalle il sistema economico sarà servito da due modelli di lavoro, da quello tipico, dei contratti a tempo indeterminato per la grande impresa, e dal sistema flessibile per le piccole imprese.
Di questi tempi qualcuno pensa che i lavoratori atipici sono i più sfigati perché sono stati i primi a saltare con la crisi economica. Qualcuno avrà pure goduto nel vedere in televisione le immagini dei funzionari della Lemann Brothers lasciare l’azienda di fretta, in tuta e coi pacchi contenenti le cose d’ufficio. Ma per Assolavoro (Associazione delle Agenzie per il lavoro) saranno proprio gli atipici a trovare le prime ricollocazioni.
Uno dei punti di discussione sul sistema dei servizi sussidiari al precariato può essere quello di incrociare le esigenze delle persone alla ripartenza, attraverso la formazione, anticipando le professionalità di cui il mercato avrà necessariamente bisogno. Ma ciò va fatto nella direzione di garantire sempre maggiore stabilità per i lavoratori atipici.
Nell’ottica dell’esigenza di garanzia di stabilità al sistema, il giudizio sull’operato del Governo nella fase più nevralgica della crisi è positivo, perché integrare il reddito in caso di sospensione dell’impiego, ponendo la condizione che venisse mantenuta la bilateralità con le aziende, è una misura oltre che opportuna, anche equa. In tal senso i dati sono confortanti, soprattutto se comparati con quelli di altri paesi europei. Ad esempio a giugno 2009 il Pil nazionale (-6,05%) era pari a quello svedese (-6,15%). Ma al contempo l’Italia registrava un tasso di disoccupazione del 7,35% e la Svezia segnava l’8,05%. Se poi ci confrontiamo nello stesso periodo con altri paesi, quali la Francia, la Germania o la Spagna, la nostra economia della crisi ha retto.
Programmare il sistema di servizi a sostegno del lavoro atipico in questa fase sarebbe molto giusto, nonché opportuno. Perché per quanto i dati economici ci indicano che l’ingranaggio dell’economia si sta mettendo in moto, e diciamo che queste notizie fanno bene alla fiducia dei consumatori e alla complessiva ripartenza, ancor più fiducia la gente avrebbe se potesse toccare con mano la visione di affidamento che va oltre la crisi.
Insomma, il sistema di ammortizzatori sociali dovrà essere organizzato in base ad una prospettiva ragionata su un modello economico rinnovato.
Così anche i meno temerari potranno cogliere le nuove opportunità che si avranno nel tempo in cui la crisi sarà superata.

martedì 20 ottobre 2009

Speculazioni in tempi di crisi #5


Vi è uno stato di bisogni reali che rischia di essere messo in secondo piano da una sovrastruttura speculativa e parassitaria. In pratica si tratta di uno strato di bisogni che ad una analisi superficiale si presenta in forma di oggettiva criticità, che in tempi di crisi come questi rischia di intercettare risorse vitali per la sopravvivenza. In verità la condizione di questi speculatori non appartiene alla crisi, in quanto già esistente e organizzata ad intercettare finanziamenti, aiuti ed ogni disponibilità, da lungo tempo antecedente alla crisi.
Parlo di imprenditori che non producono ricchezza se non per se stessi, che a dar loro milioni e milioni di euro non sarebbero capaci di mettere in moto alcuna economia capace di autoalimentarsi.
Parlo di soggetti che hanno sempre fatto impresa grazie alla facile disponibilità di credito, di finanziamenti troppo agevolmente concessi a situazioni economiche che invece erano fallimentari già da lungo corso.
Questa sovrastruttura di bisogni artefatti soffoca l'economia reale, a discapito di soggetti economici sui quali varrebbe la pena investire per dare una prospettiva futura di crescita economica al paese.
Il semplice tentativo di contrasto di questo sciacallaggio finanziario, renderebbe addirittura etica l'azione degli istituti di credito, solidale e mutualistica l'azione di supporto alle imprese e darebbe un pò di giustizia a tanti bravi impenditori e lavoratori autonomi che da troppo tempo hanno perso il sonno e la speranza, di vedere le cose funzionare per il verso giusto.