Ritratto di Arnaud Montebourg
di Marcello Inghilesi tratto da loccidentale.it
Ecco: finalmente tutti problemi della economia europea e della sua società saranno risolti. Come? Con un "protezionismo europeo, assieme alla sua necessaria dimensione ecologica". Perché questa proposta per combattere “la deindustrializzazione, la precarietà, l’impoverimento e il declassamento, l’esplosione delle diseguaglianze, la distruzione dei servizi pubblici, l’aumento del debito, le delocalizzazioni…”? Con quale politica? Con la “demondializzazione “, in chiave europea. Una farneticazione? No: la proposta del capo della sinistra del Partito Socialista francese Arnaud Montebourg, candidato alla Presidenza della Repubblica e autore di un libello, suo manifesto politico: Votez pour la demondialisation!
La mondializzazione dell’economia e dei mercati sta impoverendo la Francia. La voglia di ristabilire le frontiere è tanta; secondo Arnaud il 53% dei francesi sarebbe favorevole al protezionismo ; ben il 67% nella fascia 18-24 anni e il 63% tra gli operai. Ma un socialista non potrebbe mai appiattirsi su una proposta già fatta, da tempo e contro l’ Europa, dalla destra nazionalista di Le Pen. E allora cosa si è inventato il nostro ex giovane Montebourg? Le dogane europee, barriere per le uscite dei capitali e per le entrate delle merci. Montebourg ha trovato la data di nascita della “mondializzazione”, il 1994, con la creazione dell’ OMC ( Organizzazione Mondiale del Commercio ). Il Trattato istitutivo dell’OMC, tuttavia, permette delle eccezioni al libero scambio internazionale; per esempio: le importazioni che possono danneggiare l’ambiente; o la salute delle persone e degli animali , la salvaguardia dei vegetali e delle risorse naturali esauribili. Attraverso la chiave ecologico-ambientale , si possono quindi ricostruire delle barriere di regolamentazione e di controllo. Con l’obbiettivo di “… consumare dei beni che possiamo fabbricare noi stessi in loco, senza doverli far viaggiare inutilmente per 10 o 20 mila chilometri.” (elementare Watson! Il mercato e i suoi prezzi non contano, ndr ).
Naturalmente Montebourg oltre ad una demondializzazione fatta di barriere sanitarie e ambientali , aggiunge un’altra barriera, fondamentale per un socialista: quella sociale, attraverso il rispetto delle norme sul lavoro stabilite dall’ Organizzazione dell’ ONU che si occupa della questione (ILO) ; in particolare il divieto del lavoro dei bambini e del lavoro forzato, il diritto alla presenza di organizzazioni sindacali , l’abolizione delle discriminazioni nel lavoro. Le merci (comprese le materie prime? ndr) provenienti da Paesi che non rispettano queste regole non dovranno essere accettate nel mercato europeo (naturalmente cominciando da quelle provenienti dalla Cina, dall’India o da gran parte dei Paesi arabi, africani e del sud America)
"Ma come ogni progetto europeo ambizioso, esso dovrà appoggiarsi su un accordo franco-tedesco (Europa delle Nazioni?). Certo oggi è difficile, stante una destra liberale e nazionale al Governo della Germania, finalizzata alla politica del “cavaliere solo” (come “si può vedere anche in Italia, con Berlusconi o nel Regno Unito”, sic). E’ ormai finito “il vecchio socialismo della redistribuzione” , come quello “della riparazione”. Dobbiamo mettere sotto controllo il liberismo, il libero scambio mondiale , le ragioni stesse del mercato (e cioè?) Queste, molto brevemente, alcune delle tesi e delle proposte di Montebourg . Sarebbero divertenti se discusse in un forum di giovani matricole di Scienze Economiche o Politiche. Diventano tecnicamente e politicamente infantili se presentate in un sistema socio economico e finanziario complesso, come quello francese o europeo.
Eppure nel mondo della intellighenzia gauchista francese (che si scalda ormai da quasi un anno per le prossime presidenziali del 2012), il bravo Montebourg, deputato delle campagne della Borgogna, quella del Sud (come lui stesso precisa ), fa notizia e fa anche accoliti. Questa “intellighenzia” francese sembra continuare a contentarsi di poco...
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lunedì 10 ottobre 2011
lunedì 30 agosto 2010
Esiste ancora una Germania dell'Est

La Germania viaggia a due marce e i giovani stanno messi molto male
Pur restando quasi invariato a livello nazionale, l’indice di povertà in Germania ha fatto registrare nel 2009 un ulteriore allargamento del gap tra Est e Ovest del paese.
Un recente rapporto dell’Istituto Federale di Statistica attribuisce problemi economici al 14,6% della popolazione, +0,2% rispetto al 2008. Tuttavia, se negli stati occidentali il dato scivola al 13%, al di là dell’ex cortina di ferro più di un tedesco su cinque non riuscirebbe ormai a sbarcare il lunario.
Un segnale che aspetta di essere metabolizzato dal governo federale proprio nel momento in cui si appresta a tagliare i generosi fondi versati all’Est sin dall’unificazione allo scopo di ridurne il ritardo economico.
In generale, l’identikit del povero tedesco coincide sopratutto con disoccupati e genitori single, la metà dei quali vive con meno del 60% del reddito medio nazionale.
A cui, secondo un’altra ricerca del German Institute for Economic Research, vanno ad aggiungersi i giovani, i più colpiti nell’ultimo decennio.
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