giovedì 13 settembre 2012
Renzi: "Chi ha votato Berlusconi venga da me"
Il rottamatore: "Chi ha votato Berlusconi venga da me". Poi l'attacco a Bersani: "Tu stai con i comunisti, così non governerai mai. Andate tutti a casa"
La campagna elettorale in vista delle primarie di Matteo Renzi è partita col botto, con un affondo durissimo contro i leader della sinistra: "Sono rimasti gli stessi forse per darci la certezza di qualcosa di immobile in un mondo che cambia. Oggi siamo qui per puntare un compasso e girarlo dall'altra parte - lancia la sfida il sindaco rottamatore di Firenze -: vogliamo dire che cosa ci immaginiamo noi per il nostro futuro e non vogliamo limitarci ad aspettare. Vogliamo crearlo ed essere protagonisti, perché lì sta la grande forza della sinistra". Poi l'altra bordata. Renzi si riferisce alla foto dei vari Diliberto, Vendola e Di Pietro, tutti insieme a presentare le firme per il referendum sull'articolo 18: "Ho visto le foto di questi personaggi, la foto del palazzaccio, l'immagine di una sinistra che non governerà mai". Il messaggio a Bersani è chiaro: tu stai con i comunisti, e con i comunisti perderai, sempre e comunque. Ma il vero colpo di teatro doveva ancora arrivare. Renzi ha spiazzato tutti, e in primis e il Pd, quando ha aperto a destra, ha clamorosamente strizzato l'occhio all'elettorato moderato guidato dal Cavliere: "I delusi da Berlusconi vengano da noi". Così, semplicemente, senza giri di parole, Renzi ha snocciolato una frase dalla potenza dirompente e che farà venire non pochi mal di testa nel Partito Democratico. L'obiettivo del sindaco rottamatore è evitare un governo come quelli guidati da Romano Prodi, che "ha vinto due volte le elezioni e due volte il centrosinistra lo ha mandato a casa. Vediamo questa volta se ci riusciamo a non ripetere quest'esperienza". E per riuscirci, a "non ripetere quest'esperienza", nel bel mezzo della lotta per la leadership che il Cav lo ha sempre odiato, Renzi ha lanciato un appello proprio ai berlusconiani.
Nessun simbolo del Pd - E' iniziata così, a Verona, alle 11.47 del 13 settembre 13 settembre 2012, la sfida lanciata da Renzi a Pierluigi Bersani. Significativo il fatto che né sul camper né sul palco di Verona si è visto il simbolo del Partito Democratico. Le parole d'ordine del rottamatore sono "emozione" e "speranza". Renzi è arrivato a Verona con qualche minuto di ritardo, ed è così saltato l'incontro col sindaco leghista Flavio Tosi. Ma Renzi non ha perso tutta la carica con cui mira a distruggere la nomenklatura di sinistra: "Quando il centrosinistra rifiuta la logica del catenaccio e prova a giocare all'attacco, allora rischia di farcela, rischia di imporre il futuro all'Italia", rilancia la sua sfida. Quindi un altro colpo basso ai leader: "Noi siamo i primi che possono candidarsi senza portare la giustificazione. Perché mentre gli altri erano in Parlamento, noi eravamo all'asilo. Dobbiamo cambiare i prossimi 25 anni, il futuro dei nostri figli. La nostra scommessa di oggi è riportare la prospettiva del futuro. Non veniamo dal pianeta delle chiacchiere: siamo sindaci, siamo amministratori".
La candidatura - E se ancora non fosse stato chiaro, Renzi ha ufficializzato la sua candidatura alle primarie del centrosinistra: "Annuncio ufficialmente la mia e la nostra candidatura a guidare l’Italia per i prossimi cinque anni", ha detto dal palco della convention di Verona. "Se si vince - questa ipotesi la considerano poco ma faremo di tutto per fargli cambiare idea - non si tratta di cambiare il partito, si tratta di cambiare l’Italia". Poi il sindaco ha assicurato che, in caso di sconfitta, sosterrà Bersani: "Se si perde si fa quello che fanno le persone serie, non ci si inventa l'ennesima formazioncina di serie Z, si dà una mano a chi ha vinto, perché la sconfitta fa parte del gioco e la vera sconfitta è non provarci". Dunque ha insistito: "Saremo in prima fila a dare una mano a chi ha vinto".
"Siamo stati umiliati" - Le bordate contro il Pd non sono però certo finite. Renzi ha definito "un'umiliazione" il fatto che lo scorso anno, alla caduta del governo Berlusconi, sia stato chiamato a governare Mario Monti e non il Pd. "Essere democratici è anche un’umiliazione quando il governo degli altri va a casa e nonostante tutta la buona volontà il tuo gruppo dirigente non riesce a trovare una proposta credibile". Per questo, ha ricordato, "il Presidente della Repubblica è stato costretto a chiamare un tecnico per quello che era il tuo ruolo".
da LIBERO QUOTIDIANO
lunedì 10 settembre 2012
martedì 4 settembre 2012
I POLLI E LE POLPETTE DI UNA CERTA POLITICA
01/9/2012 - La sagra della polpetta di Pratola Serra, in provincia di Avellino, mette a nudo una realtà drammatica quanto vera sul rapporto che lega la classe politica all'elettorato. La vicenda è nota. Il vicepresidente della Regione Campania, Giuseppe De Mita, nipote dell'assai più conosciuto Ciriaco, si è presentato alla sagra della polpetta nel comune dell'avellinese, pretendendo di transitare e poi parcheggiare in mezzo agli stand gastronomici, in piena zona chiusa al traffico. La scorta di De Mita jr era convinta che bastasse la classica paletta usata dalle forze dell'ordine per aprire le acque della fiumana umana che affollava la sagra. Ma gli uomini della scorta si sono imbattuti in un vigile urbano che conosceva il proprio mestiere meglio della fisionomia del vicepresidente della Regione ed ha impedito al mezzo di transitare. La vicenda è finita sui quotidiani nazionali, anche perchè il vigile urbano urtato e scosso per il tentato abuso cui ha assistito, ha scritto una lettera di sfogo al quotidiano la Reppublica. Il sindaco di Pratola Serra, che milita nello stesso partito di De Mita, ha sanzionato con un addebbito disciplinare il vigile, reo di aver divulgato l'accaduto o per eccesso di zelo (è da verificare). La vicenda svela alcune cose. Innazitutto che alcuni vizi si trasmettono non solo per discendenza diretta, tipo quella di padre in figlio, ma anche per discendenza indiretta: da zio a nipote. Inoltre è singolare che il vicepresidente della Regione Campania si sposti con i soldi dei contribuenti, usando auto, benzina (poi dicono che le auto della polizia restano senza carburante) e forze dell'ordine che in terra di camorra potrebbero servire alla causa della lotta contro la criminalità, casomai rendendo sollievo a colleghi sfiancati da turni di lavoro eccessivamente gravosi. Questa vicenda può essere accostata a quella del presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini che per andare in giro usa otto uomini di scorta e che per la propria incolumità, e venti giorni di mare all'Argentario (in Toscana), ha prenotato mezzo albergo per tre mesi, facendo mettere mano al portafogli i contribuenti italiani chiamati come al solito a coprirne il costo. Comparando il trattamento in tema di protezione che ricevono i politici di altri paesi europei che ricoprono incarichi istituzionali anche rilevanti, scopriamo che noi italiani non siamo secondi a nessuno. L'eccesso di protezione che viene usato nel nostro Paese non è sempre giustificato. Gli anni di piombo sono alle spalle. Inoltre De Mita jr, come Fini, non sembrano tipi da far perdere il sonno ai malavistosi. Così come non risulta che abbiano schiere di fans che gli corrono dietro. Allora il sospetto vero è che in entrambe le circostanze la scorta venga usata proprio perchè fine a se stessa, dal momento che può avere l'effetto di "fare impressione" e rendere importante chi rischia di passare inosservato. Quest'ultima ipotesi offre connotati drammatici alla questione. Perchè svelerebbe la considerazione che hanno alcuni politici dei propri elettori: gente particolarmente sensibile a cose estetiche tipo palette, auto blu e guardaspalle, e meno attenta a ciò che fanno i propri eletti. In tal caso nessuna legge elettorale potrà salvare il Paese dai vizi della politica.
Fabrizio Camastra
lunedì 6 agosto 2012
Crisi: dalla Germania pioggia di critiche a Monti dopo l'intervista a Der Spiegel
Nell'intervista al settimanale tedesco il premier aveva invitato i leader nazionali a mantenere una ''certa autonomia'' rispetto ai propri parlamenti nazionali.
Dalla Germania arriva una pioggia di critiche dopo l'intervista rilasciata da Monti al settimanale ''Der Spiegel'' in cui il premier italiano ha esortato i governi a mantenere una certa autonomia dai parlamenti nazionali affinche' si possano prendere decisioni rapide per meglio combattere la crisi dell'Eurozona. Il ministro degli Esteri Guido Westerwelle ha dichiarato che il Parlamento ha un ruolo decisivo che non deve essere compromesso in tempo di crisi. ''Il controllo parlamentare della politica europea e' fuori da ogni discussione'', ha spiegato il capo della diplomazia. ''Abbiamo bisogno di un rafforzamento, non di un indebolimento della legittimazione democratica in Europa'', ha aggiunto. In sostanza per il ministro degli Esteri tdesco non devono essere esigenze interne a guidare l'azione di un paese in Europa, perche' la situazione ''e' troppo seria''. Infatti, a proposito del risentimento crescente contro la Germania di cui ha parlato Monti, Westerwelle ha avvertito che il tono del dibattito sulla crisi sta assumento toni ''pericolosi'' per l'unita' europea. ''I tentativi di rafforzare la propria posizione in patria - ha aggiunto - non possono essere la forza che guida l'azione di un paese in Europa, e questo vale anche per la Germania. La situazione europea e' troppo seria, c'e' troppo in gioco''. Dal canto suo ,il leader del gruppo parlamentare del blocco conservatore della cancelliera Angela Merkel, Volker Kauder, ha affermato che ogni tipo di riforma deve godere del rispetto del ruolo delle legislature nazionali. ''Posso solo dire che i diritti del Parlamento, o il parlamentarismo, non devono essere eliminati attraverso un rafforzamento delle istituzioni esecutive in Europa'', ha pecisato. Sulla questione si e' poi pronunciato anche il governo tedesco, che, per bocca del suo portavoce, George Streiter, ha affermato che ''le decisioni dei governi devono avere una legittimita' democratica. In Germania il Cancelliere e' consapevole che la legislazione deve essere sostenuta dal Parlamento e che questo vi partecipi attivamente''. Inoltre, riguardo le crescenti insofferenze nei confronti della Germania ravisate dal nostro premier, il portavoce di Berlino ha detto che la cancelliera tedesca Angela Merkel non condivide le preoccupazioni espresse dal presidente del Consiglio. ''Sarebbe opportuno riportare un po' di calma nel dibattito'', ha aggiunto Streiter. Infine, e' arrivata anche l'opinione della Commissione europea, che, attraverso il portavoce dei Ventisette, Olivier Bailly, ha affermato che essa ''rispetta le competenze dei parlamenti nazionali''. L'Ue, ha detto Bailly, ''e' basata su certe regole e quando si tratta dell'adozione e dell'attuazione di strumenti finanziari e' stato deciso da parte dei Paesi Ue di seguirle''. Si tratta di regole ''chiare e fissate in testi legali che sono stati ratificati dai Paese membri'', ha concluso il portavoce. Nell'intervista al Der Spiegel, il piu' diffuso settimanale tedesco, Monti aveva invitato i leader nazionali a mantenere un ''certo spazio di manovra'' dai propri parlamenti nazionali. ''Se i governi si facessero vincolare del tutto dalle decisioni dei loro parlamenti, senza mantenere un proprio spazio di manovra, allora sarebbe piu' probabile una disintegrazione dell'Europa piuttosto che un'integrazione'', aveva dichiarato il premier.
ASCA
giovedì 26 luglio 2012
Protestano i presidenti di Provincia. A rischio scuole e dipendenti
Roma, 26/7/2012 - Dalle Province arriva "l'ultimo appello" affinche' vengano ridotti i tagli previsti dalla spending review: "Siamo ancora in tempo - ha detto il presidente dell'Unione delle Province Giuseppe Castiglione al termine dell'ufficio di presidenza - perche' si possa alleggerire il taglio alle Province e perche' vengano alleggeriti i vincoli del patto di stabilita'". "Chiediamo anche - ha proseguito - che venga prevista una deroga al patto di stabilita' per gli investimenti per l'edilizia scolastica". E conclude: "Speriamo che il nostro appello si concluda positivamente, valuteremo il percorso e giudicheremo", ha concluso Castiglione spiegando che "a settembre ci saranno altre iniziative con i presidenti delle Province".
EDILIZIA SCUOLE - Zero euro per coprire la norma che riguarda lo stanziamento di fondi per l'edilizia scolastica. Dal 2005 ad oggi le Province non hanno ricevuto nulla e oggi lo denunciano con un dossier distribuito per protesta contro la spending review che impone ulteriori tagli. L'Upi, Unione delle province, ricorda che dal 2005 al 2011 le Province hanno destinato alle scuole quasi 9,4 miliardi di euro. Nello stesso periodo lo Stato ha destinato alle scuole 227 milioni di euro. E, domandano i presidenti di provincia, "Che fine hanno fatto i fondi della delibera Cipe destinati all'edilizia scolastica?". Ad oggi "sono stati liquidati zero euro". Spariti anche i fondi per l'edilizia della Finanziaria 2010.
A tutto cio' si aggiunge il fatto, segnala l'Upi, che "dal 2008 al 2011 i tagli ai bilanci hanno ridotto di quasi il 20% la possibilita' delle Province di investire nelle scuole". Le Province gestiscono "oltre 3200 istituti scolastici di scuola secondaria (ed oltre 5000 edifici) con una spesa annua di circa 1,5 miliardi di euro, ma con uno stock di debito al 31.12.10 delle Province che ammonta a 3,3 per la sola edilizia scolastica.
E' evidente che mentre le Province hanno programmato nel tempo questi investimenti e' molto difficile trasferire oneri di questa portata ai Comuni, anche alla luce delle regole del patto di stabilita' interno. Il trasferimento di queste funzioni dalle province ai Comuni pone in seria difficolta' il funzionamento di un servizio essenziale per il Paese come quello relativo all'istruzione secondaria superiore, con gravi ripercussioni sugli studenti e sulle famiglie".
I DIPENDENTI - "I tagli previsti per 500 milioni porteranno un rischio dissesto per almeno la metà delle Province e quindi, automaticamente, al rischio mobilità dei dipendenti", ha detto il presidente dell'Unione province italiane (Upi), Giuseppe Castiglione, in una conferenza stampa a Roma. "Facciamo un nuovo appello al governo: siamo ancora in tempo per alleggerire i tagli alle Province e chiediamo che sia concessa una deroga al Patto di stabilità per quanto riguarda le scuole", ha concluso Castiglione.
(Affaritaliani.it)
Monti esclude tagli alle tredicesime: "Già chiesti molti sacrifici agli italiani"
Roma, 26 lug. 2012 - "C'è un circuito vizioso di aspettative nefaste, dobbiamo evitare allarmismi ingiustificati. Abbiamo già chiesto molti sacrifici agli italiani per il loro benessere futuro e bisogna evitare altri allarmismi ingiustificati". Lo ha detto il presidente del Consiglio Mario Monti in un'intervista a Tgcom24 a proposito dell'ipotesi di taglio delle tredicesime.
Il Professore non ha dubbi sul suo lavoro: "L'obiettivo non è durare ma fare nel tempo consentito il possibile per mettere la società italiana sulla strada della crescita che è lunga da percorrere. I risultati si vedranno più avanti, ma il governo vuole essere sicuro di lasciare quando sarà completato il suo compito".
"Dobbiamo lasciare un'Italia con i muscoli meglio allenati - prosegue - per una buona crescita economica sociale e civile. Io Presidente allenatore? Dato il mio passato a Bruxelles a volte si era parlato di me come di un commissario tecnico, allenatore è una nuova immagine e, perché no, mi piacerebbe essere ricordato come un buon allenatore dell'Italia".
"Credo che sul futuro politico dell'Italia siano i politici a poter dare rassicurazioni", spiega Monti ritenendo che "i mercati, se hanno considerato rigorose le politiche degli ultimi otto mesi, è perché il governo non le ha condotte da solo ma anche con il consenso del Parlamento che è composto da politici. Spero che continuino, anche con l'avvicinarsi scadenze elettorali".
"Se riuscissero, come Napolitano spesso sollecita a fare, a trovare un accordo per la riforma della legge elettorale, si darebbe il senso di un progresso realizzato -dichiara il premier- e anche i mercati e i cittadini, che sono più importanti dei mercati, sarebbero rassicurati".
A proposito delle farmacie e il ciclo farmaceutico, il premier dice: "Abbiamo determinato una riduzione dell'onere complessivo sulla spesa pubblica del ciclo farmaceutico distribuendo il contributo tra industria, grossisti e farmacie. Abbiamo caricato di più i grossisti e meno le farmacie".
E ancora: "Si è fatto molto, alcune cose sono ancora nella pipe line di produzione di questa spending review come la revisione dei sussidi alle imprese che possono essere tagliati". L'apparato pubblico, aggiunge il premier, è molto grande nel caso italiano, risultato di molte incrostazioni. Grazie al commissario straordinario Bondi abbiamo fatto molto per riduzione sprechi ma resta ancora molto da fare. Le lobby all'attacco sulla spending review? Sì, partono all'attacco, ma di solito non prevalgono. Ad esempio, tempo fa non è stato facile separare la produzione del gas dalla distribuzione, c'erano interessi molto forti eppure il governo l'ha fatto".
ADNKRONOS
mercoledì 25 luglio 2012
Legge elettorale, scontro sulle preferenze. Alfano: Pd dica sì. Bersani: sono rischiose
Il segretario del Pdl durante la conferenza stampa nella sede del partito: ''Con ok Pd questa sera l'intesa è chiusa''. Il leader democratico: ''Cambiano ancora idea''
"Sappia il Pd che abbiamo il serio intendimento di approvare la legge elettorale: ci dicano sì sulle preferenze e questa sera l'intesa è chiusa". Così il segretario del Pdl Angelino Alfano durante la conferenza stampa nella sede del partito.
Alfano considera "un risultato storico" l'approvazione dell'elezione diretta del presidente della Repubblica e sottolinea che "ci sono i tempi" per portarla a termine definitivamente entro la legislatura. Perciò nel Pd "non dicano bugie, non dicano menzogne, non dicano che i tempi non ci sono, dicano la verità: vogliono tenere nelle mani dei partiti la scelta del presidente della Repubblica''.
Riguardo all'incontro con il presidente del Consiglio, Mario Monti, "non abbiamo parlato di elezioni anticipate", ipotesi "preclusa" dal sostegno ribadito fino al termine della legislatura, dice Alfano. "Abbiamo ribadito il sostegno del Pdl fino al termine della legislatura" afferma il segretario del Pdl.
Sulla legge elettorale a stretto giro è arrivata la replica del segretario del Pd. "Bersani è piuttosto irritato perché questo è un uovo di giornata, mentre ieri sera era diverso..." dice il leader democratico rispetto all'offerta di Alfano al Pd di dare l'ok alle preferenze per chiudere già oggi sulla legge elettorale.
"Aspetto domani mattina" di vedere quale sarà la nuova proposta del Pdl "perché siamo al settimo, ottavo messaggio diverso", attacca Bersani, svelando di essere stato convinto, fino a poco fa, che davvero oggi si sarebbe potuto chiudere sulla riforma elettorale. Ma su una proposta diversa da quella di Alfano. "Ero arrivato qui pensando che potesse esserci accordo, ma su un altro punto".
Il segretario del Pd chiede quindi chiarezza al Pdl: "C'è un punto solo da chiarire: si vuol fare e alla svelta? La soluzione si trova". E conclude: "Ci sarebbero le condizioni per chiudere, ma ho dei dubbi che si voglia. Spero che nei prossimi giorni il dubbio si sciolga, dunque non voglio fare polemiche con Alfano e con nessuno".
"Le preferenze - ribadisce poi - contengono dei rischi maggiori di quelli che si avrebbero con dei meccanismi più basati sui territori". E replicando ad Alfano scherza: "Allora, potrei chiedere io a lui di dire sì ai collegi. Così saremmo a posto...".
Adnkronos/Ign
LA CRISI COLPISCE PESANTEMENTE LE FAMIGLIE
La Campania, la Sicilia e la Calabria registrano al loro interno una disuguaglianza sociale molto più forte rispetto a quella all’interno della Lombardia. vivere in queste tre regioni rappresenta quindi un elemento aggiuntivo di difficoltà economica.
In Italia l’undici percento delle famiglie vive al di sotto della soglia di povertà relativa, pari a uno stipendio mensile di mille euro per due componenti. Ciò è quanto emerge dal rapporto Istat per il 2011, secondo cui una persona su 20, vale a dire il 5,2% degli italiani, vive nella povertà assoluta. I tre quarti delle famiglie indigenti risiede nel Mezzogiorno, dove l’incidenza della povertà relativa tra chi non ha un lavoro o una pensione passa dal 44,7% del 2010 al 60,7% del 2011.
Le misure di povertà relativa e in misura minore quelle di povertà assoluta rispecchiano implicitamente le disuguaglianza esistenti nel nostro Paese. Con la crisi la situazione complessiva in Italia, in termini di crescita del Pil pro capite, è diventata più pesante. I dati sulla povertà descrivono quindi la condizione di un Paese che negli ultimi due o tre anni ha peggiorato la sua condizione economica, e si tratta di un peggioramento generalizzato. La situazione deve fare riflettere. Siamo di fronte ad una povertà che nasce in primo luogo dalla mancanza di lavoro. Ed in secondo luogo dalla condizione di immobilismo generale che c'è in Italia.
C'è bisogno di coraggio. Di un'agenda che contenga gerarchie di intervento. In primis meritano una forte attenzione le famiglie con figli, tra le quali la percentuale di casi in indigenza aumenta in modo costante al crescere del numero di figli. In secondo luogo, le persone che vivono da sole, soprattutto se in età più avanzata, tra le quali inizia a farsi spazio una maggiore povertà. Il nostro sistema di sicurezza sociale non è ancora robusto quanto basta per bilanciare le difficoltà economiche in momenti di crisi o forte crisi come quello che stiamo attraversando ormai da quattro o cinque anni.
Ad aggravare la situazione di disuguaglianza vi è anche l'economia sommersa. Ed infatti la Campania, la Sicilia e la Calabria registrano al loro interno una disuguaglianza molto più forte rispetto a quella all’interno della Lombardia. Ciò significa che vivere in queste tre regioni rappresenta quindi un elemento aggiuntivo di difficoltà economica.
Infatti non si deve dimenticare che la libertà d’impresa al Mezzogiorno è molto più difficile da esercitare, a causa della presenza della criminalità organizzata. La mancanza di certezza delle regole, dei diritti di proprietà e delle istituzioni che garantiscono lo sviluppo, al sud sono molto più marcate.
Dal confronto con i paesi dell'Unione ne usciamo con le ossa rotte. In Germania il governo eroga alle famiglie un assegno da 300 euro per ogni figlio, pari in media a 900 euro di aiuti per ciascun nucleo familiare. Si tratta di somme considerevoli, basti pensare che i bambini tedeschi sono in totale circa 8 milioni. Anche l’Italia avrebbe potuto fare altrettanto, il governo Dini ha però deciso di finanziare la riforma delle pensioni stornando il forte avanzo che allora esisteva relativo alla cassa degli assegni familiari.
L'attuale situazione è destinata a peggiorare. Le previsioni per il Pil sono di una diminuzione del 2% nel 2012 e il sistema di protezione sociale in Italia continua a essere carente. Le misure a favore delle famiglie in Italia sono inferiori di due punti rispetto a Germania e Francia, cioè 30 miliardi di euro in meno destinati ai nuclei familiari nel nostro Paese.
martedì 24 luglio 2012
Riforme. Gasparri: “Voto storico del Senato sul presidenzialismo”
“E’ un voto storico quello con cui oggi il Senato ha dato il via libera al presidenzialismo nella nostra Costituzione. E’ una scelta che guarda al futuro, ad un rafforzamento della democrazia diretta e dei sistemi di partecipazione dei cittadini alla vita delle Istituzioni. Rivendichiamo il merito di aver avanzato questa proposta, che non e’ improvvisata ma che invece affonda profondamente le sue radici nel dibattito della nostra Repubblica democratica”. E’ entusiasta il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri sul voto di Palazzo Madama. “Da tempo si avvertiva l’esigenza di una modifica del nostro impianto costituzionale. Una battaglia che attraversa tutta la storia italiana e che coinvolge i suoi maggiori esponenti, da Valiani a Calamadrei, da Almirante a Berlusconi ed a tutto il Pdl – aggiunge -. Il presidenzialismo in Italia e’ percio’ una battaglia pluridecennale, frutto anche di un processo di ‘presidenzializzazione’ della nostra struttura costituzionale. Non e’ quindi una scelta di propaganda e nemmeno una bandiera da sventolare, come qualcuno a sinistra si affanna a ripetere. In Parlamento chi oggi non ha votato il presidenzialismo si e’ opposto ad un richiesta condivisa di rafforzamento della democrazia, che specie in un momento di cosi’ diffusa crisi della politica sarebbe stata una risposta efficace. Il Popolo della Liberta’ invece ha deciso di lanciare questa sfida, nella convinzione che la partecipazione diretta dei cittadini all’elezione del Capo dello Stato non e’ semplicemente una modifica costituzionale, ma un risarcimento della sovranita’ popolare”.
lunedì 23 luglio 2012
Allarme delle province: 'Con questi tagli a rischio riapertura scuole
Il presidente dell'Upi Giuseppe Castiglione: "A causa della pesante sforbiciata metà degli enti andrà in difetto".
"Non siamo nelle condizioni di assicurare l'apertura dell'anno scolastico". E' l'allarme lanciato oggi dal presidente dell'Unione delle province d'Italia Giuseppe Castiglione nel corso di una conferenza stampa sui tagli alle Province previsti dalla spending review. Inoltre il vicepresidente vicario dell'Upi Antonio Saitta, presidente della Provincia di Torino, ha aggiunto che a causa della pesante sforbiciata "meta' delle Province andra' in difetto economico".
(Adnkronos)
SI RIAFFACCIA L'IPOTESI DI ELEZIONI ANTICIPATE
Roma, 23 lug - Torna a far discutere l'ipotesi di elezioni anticipate a novembre invece che in primavera, quando termina la legislatura. In modo inaspettato e' Pier Ferdinando Casini, con una intervista a "la Stampa" di ieri, a porre la questione. Per il leader dell'Udc, tra i piu' convinti sostenitori dell'attuale maggioranza, sarebbe "irresponsabile" sfiduciare il governo di Mario Monti ma se ci fosse invece "una valutazione comune" sarebbe possibile andare al voto in autunno.
Casini ritiene tuttavia indispensabile una nuova legge elettorale: "Ormai lo hanno capito tutti che gli italiani hanno fatto i compiti a casa e che non possono fare ulteriori sacrifici. Ai signori dello spread e' opportuno mandare un ultimo messaggio: approvando una nuova legge elettorale almeno in un ramo del Parlamento prima della pausa estiva, daremmo un segnale forte a chi dubita della stabilita' futura dell'Italia". Quella "valutazione comune" a cui fa cenno il leader dell'Udc come condizione per una fine anticipata della legislatura ripropone il problema se sia meglio esporre l'economia italiana ai rischi di una lunga campagna elettorale che inizierebbe a settembre per terminare ad aprile o accorciarne i tempi votando a novembre. Palazzo Chigi aveva nei giorni smentito l'idea che la prima ipotesi fosse addirittura auspicata da Monti, come riferito dal "Corriere della Sera".
L'ostacolo sulla via del voto resta la riforma della legge elettorale su cui il presidente Giorgio Napolitano non perde occasione per insistere e su cui i partiti fanno fatica a trovare un accordo. Eugenio Scalfari, nel suo editoriale su "Repubblica" di ieri, rivela pero' che di elezioni anticipate avrebbero discusso Napolitano e Monti nella loro conversazione di qualche giorno fa al Quirinale. Sarebbe stato lo stesso presidente del Consiglio a dire a Napolitano che la "strana maggioranza" che sostiene il governo e' difficile da gestire e che le difficolta' potrebbero accentuarsi in autunno, quando la vigilia elettorale potrebbe accentuare i dissensi tra l'austerita' dei provvedimenti del governo e i partiti che lo sostengono chiamati a guadagnarsi consensi tra gli elettori.
Da qui l'interrogativo riferito da Scalfari su cui si sarebbero confrontati Monti e Napolitano: di fronte alla prospettiva di turbolenze nella maggioranza, non sarebbe meglio andare alle urne al piu' presto, dando al paese una maggioranza omogenea e un governo che sia nelle condizioni di assumere decisioni in modo tempestivo? Le Camere andranno in vacanza solo dopo aver approvato spending review e decreto sviluppo - sostengono i fautori del voto anticipato - a settembre non ci sarebbero in agenda ulteriori provvedimenti in grado di far cambiare idea ai mercati e alla finanza internazionale sulla solidita' dell'economia italiana. Se Pd, Pdl e Udc - si aggiunge dal fronte dei favorevoli al voto a novembre - firmassero una dichiarazione comune a favore degli impegni assunti in sede di Unione europea da rispettare anche nella prossima legislatura, questo atto potrebbe avere ripercussioni favorevoli sui mercati. Essere tornati a discutere di elezioni anticipate potrebbe pero' avere immediati effetti economici negativi sulla vendita dei titoli italiani in programma gia' oggi, mentre la Spagna e' sull'orlo del precipizio e la Grecia potrebbe non essere in grado di rispettare gli impegni che ha assunto per ricevere aiuti dall'Unione europea. Da Mosca, dov'e' in visita ufficiale, Monti preferisce svincolarsi dal dibattito a breve sul voto anticipato citando una frase di Alcide De Gasperi nel corso di una intervista concessa all'agenzia Itar-Tass e poi trasmessa in tv: "Un politico guarda alle prossime elezioni, uno statista alle prossime generazioni". C'e' infine il problema del ''semestre bianco'', che riguarda il presidente della Repubblica, che non puo' esercitare il potere di scioglimento delle Camere negli ultimi sei mesi del suo mandato. Ma i costituzionalisti sottolineano che l'originario articolo 88 della Costituzione fu riscritto nel 1991 con l'aggiunta di un comma: "Il Presidente della Repubblica puo', sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse. Non puo' esercitare tale facolta' negli ultimi sei mesi del suo mandato salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura". L'ultimo comma ("salvo che essi ...") fu inserito perche' l'allora presidente Francesco Cossiga era in scadenza a luglio del 1992, mentre le Camere avrebbero concluso la legislatura quasi nello stesso giorno. Paradossalmente, Cossiga non avrebbe potuto firmare il decreto di scioglimento delle Camere (dopo le elezioni si formo' il governo presieduto da Giuliano Amato), mentre a loro volta le Camere non avrebbero potuto eleggere un nuovo presidente, mancando meno di tre mesi alla loro cessazione (divieto contenuto nell'articolo 85 della Costituzione). Se si votasse a novembre, tenendo conto che il mandato di Napolitano scade il 15 maggio 2013 e la legislatura ad aprile 2013, ci troveremmo di fronte allo stesso caso del 1992?.
(ASCA)
gar/sam/
mercoledì 18 luglio 2012
LA QUESTIONE GIOVANILE CHE METTE IN DISCUSSIONE IL SISTEMA DI RAPPRESENTANZA POLITICA
Nel nostro Paese la questione giovanile sta assumendo sempre di più i connotati della drammaticità. L’aggettivo non è legato ai nefasti indici statistici sull’occupazione, che richiamano piuttosto il fallimento di un modello scolastico ed in generale educativo e culturale, ma quanto alla condizione sociale che i nostri giovani d’oggi sono chiamati a vivere e delle opportunità di emancipazione, condizione minima ed essenziale, per il compimento della loro dignità di giovani individui. A dicembre del 2010, uno studio del Censis, condotto sulla nostra società, concludeva che gli italiani stavano smettendo di desiderare. E’ un dato di fatto che non è cambiato molto negli ultimi diciotto mesi. E rapportato ai giovani, al carico di energia vitale di cui sono portatori per natura generazionale, il giudizio del Censis si traduce in causa, che sta rubando i sogni, il futuro e la speranza alla fascia sociale più dinamica del Paese. Se non si investe innanzitutto sui giovani, l’Italia non avrà futuro. Hai voglia a mettere a posto i conti pubblici. Il rischio vero che stiamo correndo è di pagare enormi sacrifici per niente, per un futuro che non ci apparterrà. Le nuove generazioni sono la dinamo del Paese. Lo scollamento che viene registrato tra i partiti e la società civile riguarda innanzitutto l’incapacità della politica di rappresentare questa dinamicità, e di conseguenza la questione giovanile per quella che è realmente, con tutto il carico di intensità ed energia che necessita. Ci sono aspetti d’iniquità che vengono registrati in ambiti nemmeno tanto nascosti, addirittura manifestati e vantati con assurda sfacciataggine. Quando ad esempio si sente parlare dei “diritti acquisiti”, soprattutto in ambito sindacale, è un lessico che non appartiene al mondo giovanile, che i diritti se li vogliono conquistare e non ereditare. La sensazione più ricorrente nel sentir esporre ai giovani le propria questione in relazione alla politica è la rassegnazione. I giovani non hanno interlocutori ed il sistema dei partiti non sembra in grado di raccoglierne le profonde istanze e ancora meno interpretarne i bisogni. Per quanto possa essere chiaro che Beppe Grillo ha scelto un linguaggio demagogico e populista per sfondare nella sfida del consenso politico, alla fine bisogna dargli atto che alle ultime elezioni amministrative ha presentato giovani credibili ed impegnati nella società civile. E questa scelta, come quella fatta per i candidati di Genova, Parma o Mira, ha pagato più di tutti i temi toccati nei discorsi che il comico ha fatto in campagna elettorale contro Equitalia, la moneta unica ed il governo Monti messi insieme. Di contro a Palermo, per bloccare l’ascesa di un giovane, hanno fatto tornare lo Yeti. Il vecchio sindaco, già deputato e leader dell’Italia dei Valori, Leoluca Orlando, contravvenendo alle regole del centrosinistra che aveva scelto con le primarie un giovanissimo candidato di coalizione per guidare la giunta del capoluogo siciliano, si è autoimposto ed ha stracciato l’entusiasmo e le speranze di Fabrizio Ferrandelli, reo di “non rispondere” direttamente e con la dovuta puntualità allo Yeti stesso. Il fenomeno Grillo andrebbe studiato non per le capacità comunicative del navigato comico di cabarèt, ma quanto per la straordinaria mobilitazione di giovani ragazzi e ragazze che hanno trovato il gusto della politica, nel dialogo porta a porta con la gente (alternativo a quello passivo della televisione) e nel raccogliere molto concretamente le proteste e le delusioni che solcano la nostra società. Di fronte alla questione giovanile gli attuali partiti rischiano di essere travolti e spazzati via. La sensazione è che l’attuale classe politica abbia perso la capacità di dare spazio ad un dialogo effettivo e concreto con il mondo giovanile, facendo chiarezza tra nichilismo demenziale che proclama a parole la dissoluzione del vecchio mondo e la necessità di approfondire ed analizzare insieme alle giovani generazioni le ragioni di una crisi che sta investendo tutta la società. Mentre oggi i giovani vengono fortemente criticati dagli adulti, soprattutto dai più anziani, apparentemente per cose futili ed infantili, ma concretamente per la paura di dover mettere in discussione ruoli che continuano a perpetrare forme di dominio sui grandi partiti della nostra società.
martedì 17 luglio 2012
OPERAZIONE BUFALO
La radice dell'operazione Bufalo riguarda finanziamenti della camorra, dei Casalesi, e marchi di "origine protetta" contraffatti. L'operazione è stata condotta dalla Direzione Investigativa Antimafia di Napoli e dal Nucleo operativo ecologico dei carabinieri di Roma e Napoli. Sono stati arrestati il re della bufala campana Giuseppe Mandara, di 56 anni, titolare dell’omonimo gruppo caseario e il suo stretto collaboratore Vincenzo Musella. E sono stati emessi due ordini di custodia cautelare ai domiciliari per altri due dipendenti del gruppo.Mentre sono state emesse nove misure interdittive del divieto di esercitare impresa e anche per la professione di chimico analista. A carico di Mandara e dei suoi collaboratori il giudice delle indagini preliminari ha emesso una misura cautelare per associazione per delinquere di stampo mafioso, contestando anche reati in materia di tutela della salute pubblica.
Sono stati sequestrati i beni per l’intero patrimonio del gruppo caseario, con valore stimato oltre i 100milioni di euro. Sono stati sigillati palazzine, silos e laboratori di analisi. I provvedimenti non riguardano i punti vendita in franchising sparsi su tutto il territorio nazionale. Il gruppo esporta in Italia e all’estero circa duecento quintali di mozzarella di bufala al giorno, mozzarella che viene esportata anche negli Stati Uniti, in Giappone, Russia e addirittura Nuova Zelanda.
Le indagini hanno condotto a rapporti di stretta amicizia tra Giuseppe Mandara ed elementi del clan La Torre di Mondragone, vicino ai Casalesi. Un legame talmente saldo che secondo la procura di Napoli il titolare avrebbe testimoniato il falso per il boss Augusto La Torre, chiamato lo psico-boss, capoclan dei mondragonesi, pentito e in carcere. L’imprenditore ha creato un alibi per il capocamorra facendo cadere l’accusa di duplice omicidio. Secondo la procura, La Torre sarebbe il socio ombra di Mandara. Grazie ai finanziamenti del clan, il re della bufala sarebbe riuscito ad aumentare la sua attività negli anni 80′, incrementando clienti e produttività. Mandara, per i pm diretti da Federico Cafiero de Raho, è stato finanziato dal 1983 con ben 700milioni di lire.
Altri favoritismi concessi all’imprenditore riguardano per esempio l’acquisto di terreni vicini al caseificio di Mondragone, spazi utili per la ILC srl, sua prima società. La compravendita è avvenuta a prezzi irrisori, dopo averne minacciato i proprietari, e con prestiti da istituti di credito per aumenti di capitale sociale. Nel 2003 la Ilc si trasformò in Spa cedendo il 49 per cento del pacchetto azionario alla “Alival”, azienda toscana specializzata in prodotti caseari, le cui quote sono state sequestrate oggi insieme a quelle (51 per cento) facenti capo a Mandara.
Altro filone delle indagini riguarda i formaggi venduti sotto il marchio provolone del monaco dop, specialità tipica campana, in realtà contraffatta. Alcune forme venivano vendute con il patronimico di “Provoloni di Monaco”. Una specialità che richiede tra l’altro, di essere realizzata solo in primavera e inizio estate, proprio per la qualità eccellente del suo latte e le rigide disposizioni di stagionatura. Questo filone di indagini e’ stato condotto, in particolare, dai militari del Noe. La Dia, invece, si e’ interessata della collusione con ambienti delle criminalita’ organizzata casertana. Sequestrato il punto vendita di Mandara adiacente allo stabilimento di Mondragone dell’azienda. Tra i reati contestati all’imprenditore, anche il commercio di sostanze alimentari nocive e la vendita di prodotti con segnali mendaci. Mandara avrebbe dato ai suoi collaboratori l’autorizzazione alla messa in commercio delle “ciliegine” di bufala pur essendosi rotta una guarnizione della macchina impastratrice con caduta di frammenti di ceramica nel prodotti in lavorazione. Il fatto risale ad agosto del 2008, e gli investigatori ne sono venuti a conoscenza intercettando le conversazioni del capo. “I frammenti di ceramica – sottolinea in un comunicato il procuratore aggiunto della Dda Federico Cafiero De Raho – avrebbero potuto danneggiare l’apparato digestivo”.
Fabrizio Camastra
STRANI LEGAMI - Non rilascia per ora dichiarazioni Confindustria Caserta e il suo presidente Gennaro Pagano, socio di Mandara nell’Agrisole e general manager della Cosma spa. Salì al posto di Mandara nel 2009. La stessa nota di Confindustria relativa alla sua elezione segnalava che con una partecipazione pari a circa il 30%, unitamente alla Ilc Mandara spa ed al Gruppo Alival spa. Cosma spa è anche socia dell’azienda Agrisole srl, società attiva nella produzione di burro proveniente dalla trasformazione di panna prodotta dai caseifici presenti in Campania e nel Lazio. Mandara è stato espulso oggi dal Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop. A riferirlo una nota dell’ente, annunciando di costituirsi parte civile al processo:
Il Consiglio di Amministrazione del Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop, riunitosi oggi pomeriggio in seduta urgente e straordinaria, ha deliberato l’espulsione dall’organismo del socio ILC Mandara spa, è stato coinvolto stamane nell’operazione Bufalo della Dia di Napoli. Inoltre il Consorzio di Tutela ha deciso di costituirsi parte civile nell’eventuale processo che sarà celebrato. “Siamo di fronte a un episodio gravissimo – commenta il presidente del Consorzio di Tutela, Domenico Raimondo – pertanto abbiamo deciso di agire immediatamente, per bloccare ogni tentativo di creare confusione tra i consumatori. Intendiamo tranquillizzare così i produttori e i cittadini, che in queste ore vengono a conoscenza di tante notizie sulla vicenda. Il Consorzio di Tutela ha messo e metterà in campo tutti gli strumenti a disposizione per tutelare la mozzarella di bufala campana, l’unica in commercio che può vantare il marchio Dop. D’altra parte, si sottolinea come l’operazione della magistratura non riguardi in alcun modo il sistema di certificazione della mozzarella di bufala campana Dop, la cui qualità è garantita proprio dalla denominazione europea”
La società legata alla camorra I.L.C. Spa però figura ancora on line nell’albo dei produttori di mozzarella Dop.
domenica 15 luglio 2012
BERSANI SI RIFUGIA NEL PRESIDIO GIURIDICO
All'ultima assemblea del Partito Democratico, fissata per decidere il programma da presentare alle elezioni politiche, è stato presentato un ordine del giorno sui matrimoni gay, che ha dato luogo a tensioni e riacceso le forti divisioni interne sui tempi etici. La motivazione che ha spinto la corrente laica dei deomocratici a presentare all'assemblea il documento, sottoscritto tra gli altri anche dai deputati Paola Concia e Ignazio Marino, è che "non vi sono ragioni affinchè il PD non si debba schierare apertamente in favore dei matrimoni omosessuali". Per i laici non ci sono ne ragioni giuridiche, ne politiche e tantomeno morali morali che individuino nelle coppie omosessuali unioni diverse da tutte le altre, cui riservare istituti di seconda categoria. Il documento chiede che il Pd adotti apertamente nel programma elettorale, che sarà presentato alle prossime elezioni politiche, la proposta di estendere il matrimonio civile alle coppie gay. A margine dell’assemblea nazionale, Rosy Bindi ha riunito la commissione diritti del Pd. Al centro della riunione è stato posto il discusso ordine del giorno. Rosy Bindi ha tentato una difficile mediazioni per evitare lo scontro con i cattolici del Pd. Alla fine della riunione è stato deciso di prendere tempo e studiare più approfonditamente la questione. Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani durante l’assemblea ha sottolineato che una coppia omosessuale “ha diritto ad una dignita’ sociale e ad un presidio giuridico” e che “l’omofobia e’ una vergogna che va contrastata con la forza della legge”.
Le precisazioni del segretario nazionale non hanno convinto i cattolici e le tensioni sono continuate. Così Bersani ha dovuto chiarire che per i gay vuole un riconoscimento di unione che però non si chiami matrimonio, come invece vorrebbe l’ala che ha promosso l’ordine del giorno. Bersani è apparso al centro di un vero e proprio fuoco incrociato, tra coloro che vorrebbero un'apertura totale per i diritti dei gay, comparabili a quelli delle coppie etero e l'ala cattolica dei democratici, che di matrimoni omosessuali non vuol sentire proprio parlarne. La spaccatura in assemblea è stata evitata, rinviando la questione ad una riunione apposita, ma le parti contendenti sono determinate e disposte a tutto pur di avere riconosciute le proprie ragioni. Il segretario del Pd sa di essere seduto su una polveriera e per ora è riuscito a rifugiarsi dietro la formula del "presidio giuridico". Una formula che è salva la forma, ma non la sostanza.
Fabrizio Camastra
mercoledì 4 luglio 2012
La Camera dei deputati respinge la mozione di sfiducia al ministro Fornero, 435 no e 88 si'
L'Aula di Montecitorio ha respinto la mozione di sfiducia personale nei confronti del ministro del Lavoro, Elsa Fornero, presentata da Lega Nord e Idv. I no sono stati 435, i si' 88, gli astenuti 18.
''Infastidita non e' il termine adatto. Chiaramente al momento mi ha creato sofferenza pero' l'abbiamo superata. Ora continuo a lavorare con l'impegno di prima''. Risponde cosi' il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, interpellata a Montecitorio dopo la bocciatura della mozione di sfiducia della Lega Nord e dell'Idv, a chi gli chiede se sia rimasta infastidita dalla mozione. ''A chi mi accusa, voglio dire che non ho mai mentito, non e' mia abitudine'', conclude Fornero.
vlm
(ASCA)
giovedì 28 giugno 2012
Crisi: Confindustria, danni equivalenti a quelli di una guerra
(ASCA)
''Non siamo in guerra. Ma i danni economici fin qui provocati dalla crisi sono equivalenti a quelli di un conflitto e a essere colpite sono state le parti piu' vitali e preziose del sistema Italia: l'industria manifatturiera e le giovani generazioni. Quelle da cui dipende il futuro del Paese''. Lo rende noto Confindustria precisando che ''l'aumento e il livello dei debiti pubblici sono analoghi, in quasi tutte le economie avanzate, a quelli che si sono presentati al termine degli scontri bellici mondiali''.
Nelle previsioni del Centro Studi contenute negli scenari economici Confindustria spiega, comunque, che ''una sorta di guerra c'e' stata ed e' tuttora in corso, ed e' combattuta, una volta di piu', dentro l'Europa e dentro l'Italia. Come nei secoli passati, in cui le divisioni e gli interessi di parte prevalevano su tutto e tutti. A scatenarla sono stati errori recenti e mali antichi''.
Per gli industriali ''si tratta di errori compiuti dai singoli stati: per esempio, la falsificazione dei conti greci e il lungo immobilismo italiano. E nelle decisioni collegiali: per esempio, il precedente creato con la ristrutturazione del debito greco, il far contabilizzare dalle banche ai prezzi di mercato i titoli sovrani, come se gli stati europei potessero essere insolventi e, soprattutto, ostinarsi a condurre coralmente politiche di bilancio restrittive''.
Secondo il Csc, invece, ''i mali antichi sono quelli che affliggono il Belpaese e sono dovuti all'assenza di politica lungimirante e all'incapacita' di fare sistema; entrambe trovano la massima espressione nell'inefficienza della pubblica amministrazione''.
mercoledì 27 giugno 2012
Casini va con Bersani? Fa un piacere al PdL
(di Gianfranco Rotondi)
Il passo avanti di Casini verso un’alleanza tra progressisti e moderati è un aiuto per il PdL, perché intorno a Berlusconi e ad Alfano era tutto un volo di colombe che facevano dipendere il futuro e la vittoria del Popolo della Libertà dalle decisioni di Casini. Ora Casini ha deciso e sta con la sinistra. Da questo momento il futuro del PdL torna a dipendere solo da noi. Io penso che il Popolo della libertà debba mettere in campo soprattutto una proposta politica. Le alleanze sono una conseguenza di quello che uno vuole fare. Dov’è l’equivoco nel quale navighiamo da alcuni mesi? Monti ha una maggioranza di centrosinistra, perché per me il PdL è un partito di centro. Può fare un’alleanza a destra, e per me la destra è la Lega, o può fare un’alleanza con il Pd. La Dc ha fatto alleanze di tutti i tipi finché è stata capace di farle ed è persino sopravvissuta finché ha saputo farle. Io non demonizzo l’attuale maggioranza ma noi l’alleanza non l’abbiamo mica fatta. Noi ci siamo trovati in un’alleanza a sostegno di un governo che ha contenuti opposti ai nostri. Lo potevamo fare, perdendo metà dei nostri consensi, ma con il paracadute di un patto: cioè la stessa alleanza poi si presenta alle amministrative e poi alle politiche. Invece qui l’alleanza la fanno solo Pd e Udc e il bidone resta tutto a noi. Io sono un democristiano dagli ascolti larghissimi e so che l’accordo tra Casini e Bersani non risale a qualche giorno fa ma a settimane fa. Berlusconi non c’entra o meglio c’entra solo perché suscita la vendetta dorotea di Casini che lava col sangue l’esclusione dal PdL di quattro anni fa… Casini pensa che Berlusconi abbia inventato il PdL per cacciare lui.
Per tornare al dibattito interno al Pdl sulle primarie, dico che si possono fare, ma separare Berlusconi da Alfano è come mettere in discussione la Santissima Trinità. Berlusconi è il padre, Alfano il figlio e Gianni Letta lo Spirito Santo. I nostri vecchi ci insegnavano che Roma è piena di colli importanti. Se il Pdl vince ci sarà gloria per tutti. E ogni giorno che ci separa dal voto è un giorno perso per l’Italia, perché i mercati premiano un Paese che fa riforme strutturali e un Paese può fare riforme strutturali solo in base a un mandato elettorale. Poi, per me, si doveva votare molto prima: questo governo è suddito delle banche e della Germania
martedì 26 giugno 2012
BASTA CORPORATIVISMI. LA CONCORRENZA E' IL VERO MOTORE DELLA CRESCITA
Il presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato Pitruzzella nella relazione annuale da cui emerge che da gennaio 2011 a maggio 2012 sono state comminate sanzioni per oltre 160 mln: "Occorre il coraggio di innovare per ricostituire, su basi e regole nuove, l'equilibrio tra democrazia, mercato e coesione sociale". E sottolinea: la concorrenza nel settore dei servizi ferroviari è ancora insufficiente. Poi avverte: nel giro di pochi anni ''Google potrebbe diventare monopolista'' nella raccolta pubblicitaria. Sulla P.a.: semplificazione non sia tela di Penelope
Adnkronos)
giovedì 21 giugno 2012
FIAT: E' ASSURDO MA E' COSI', IL GIUDICE ORDINA L'ASSUNZIONE DI 145 SINDACALISTI DELLA FIOM. E POI DICONO CHE IN ITALIA NESSUNO INVESTE
Ma che razza di Paese è l’Italia? Ormai siamo alle comiche, al ridicolo che diventa normalità. Il Tribunale di Roma ha condannato la Fiat per “discriminazione” contro la Fiom nello stabilimento di Pomigliano d’Arco e le ha ordinato di “assumere 145 operai iscritti al sindacato” di Maurizio Landini.
A diciannove di loro, inoltre, sarà dovuto anche un risarcimento di 3 mila euro per “danni ricevuti”.
Il motivo di questa assurdità? Semplice: nello stabilimento non risultavano, tra i dipendenti, tesserati della Fiom. “Finalmente è stata riconosciuta in Fiat la violazione dei più elementari diritti alla persona e premiato l’eroismo di chi ha resistito“, ha esultato Giorgio Cremaschi di Rete 28aprile, commentando la sentenza del giudice del Lavoro. Ora, continua Cremaschi, “si mandino i carabinieri da Marchionne per fargli rispettare la sentenza”.
E poi ci si chiede perché l’ad di Fiat cerca in ogni modo di scappare da questo Paese malato, finito, ridicolo. L’obbligo di assunzione non per merito, ma per tessera sindacale. In pieno stile fascista, anche se non si può dire.
(di DAW BLOG)
E poi ci si chiede perché l’ad di Fiat cerca in ogni modo di scappare da questo Paese malato, finito, ridicolo. L’obbligo di assunzione non per merito, ma per tessera sindacale. In pieno stile fascista, anche se non si può dire.
(di DAW BLOG)
mercoledì 20 giugno 2012
Il Senato dice sì all'arresto di Lusi
Il Senato ha detto sì alla richiesta di custodia cautelare nei confronti di Luigi Lusi, accusato dalla Procura di Roma di aver rubato milioni dalle casse della Margherita grazie al suo incarico di tesoriere. I sì sono stati 155, 13 i no e un astenuto. Il Pdl non ha partecipato al voto. Nemmeno Francesco Rutelli lo ha fatto, visto che è parte offesa nel procedimento penale contro l'ex tesoriere del partito. In serata il senatore è entrato nel carcere romano di Rebibbia .
"Non mi sento un capro espiatorio, sono una persona che sta vivendo un incubo e chiedo di essere rispettato per questo", commenta Lusi parlando con i giornalisti dopo la decisione del Senato. Poi si dice disponibile di fronte ad una richiesta a dire "una marea di cose" ai magistati. Alla domanda se ritiene che sulla sua testa si sia giocata una partita più ampia di carattere politico generale, replica: "Questo mi pare evidente".
"Ho notato che se la Lega non fosse rimasta in aula sarebbe probabilmente mancato il numero legale, così come ho visto che Enzo Bianco ha votato... Almeno Rutelli ha avuto l'intelligenza di non votare", commenta ancora Lusi. Che aggiunge di aver avuto pressioni per dimettersi, "ma io voglio combattere". Congedandosi con i cronisti, infine dice: "Ora lasciatemi andare dove devo andare".
L'intervento di Lusi in aula al Senato. L'ex tesoriere della Margherita aveva detto di essere pronto ad assumere "per intero" le sue "responsabilità morali e politiche davanti a questa assemblea e davanti al Paese". Ma, per quanto riguarda "le responsabilità penali", Lusi aveva chiesto di vedergli riconosciute "le garanzie di un giusto processo senza inutili e devastanti forzature che possono appagare l'ondata di antipolitica crescente".
Aveva chiesto di non essere individuato come "il capro espiatorio" davanti "ai forconi della piazza", come "il colpevole per tutte le stagioni dentro una vicenda che è pluridecennale".
Poi le scuse. "Sento il dovere di pronunciare parole di personali scuse, un simbolico gesto di riparazione per la difficile situazione in cui versa la società italiana", ha dichiarato l'ex tesoriere annunciando, dopo essersi appellato ai senatori "per esercitare la facoltà di non partecipare a questo voto", che lui stesso non vota.
Entrando nel merito delle accuse, aveva detto: "Immaginare credibile l'affermazione, ascoltata in alcune conferenze stampa, secondo la quale nel partito, il solo tesoriere possa aver autonomamente assunto ogni decisione di spesa per 214 milioni di euro, non solo non è credibile ma non sarebbe neanche materialmente realizzabile". Dito puntato, dunque, contro i vertici della Margherita corresponsabili, dice, nella vicenda della gestione dei fondi sottolineando che "la continuazione di flussi finanziari è stata gestita per comune assenso" anche per "accantonare le residua liquidità per finanziare le attività politiche dei dirigenti di quel partito". E niente mezzi termini su Rutelli che ha cercato "di far ritirare firme già apposte per la richiesta del voto segreto".
I lavori nell'aula sono iniziati con la relazione di Marco Follini con la quale ha chiesto il voto per l'arresto del senatore. "22 milioni di euro per un operaio della Fiat di Pomigliano d'Arco - ha affermato Follini nel suo intervento - sono l'equivalente di 1033 anni di stipendio, 11 mesi e 7 giorni. Per un insegnante di scuola elementare con una anzianità di 5 anni sono l'equivalente di 1238 anni di stipendio, 9 mesi e 21 giorni".
Prima la decisione del gruppo Pdl al Senato di non partecipare alla votazione sulla richiesta di arresto dell'ex tesoriere della Margherita al termine di una lunga riunione. Mentre poco prima dell'apertura della seduta in Senato l'appello della capogruppo Anna Finocchiaro rivolto ai senatori del Pdl: "In questa circostanza tutti devono assumersi la responsabilità di decidere in modo netto, chiaro e trasparente". La capogruppo democratica ha anche assicurato che il Pd "compatto" avrebbe votato a favore della detenzione di Lusi.
(di Adnkronos)
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